“Noi aggrediamo il futuro!” ovvero: Il lavoro ai tempi della merda

Sezione: Catarsi addosso

Mattina: mando uno sproposito di curriculum rispondendo a random un po’ a tutti gli annunci trovati in rete.

Primo pomeriggio: DRIIIN.

“Pronto?”
“Prontobuongiornolastochiamandoinmeritoallasuacandidaturaperlannunchioche…”
“Eh?”
“Buongiorno, la sto chiamando in merito alla sua candidatura per il nostro annuncio di lavoro.”
“Ah, buongiorno.”
“Buongiornonoistiamocercandopersoneperlavorodifrontofficebackofficesegr…”
“Scusi?”
“Le dicevo che stiamo cercando persone per lavoro di front office, back office, segreteria, magazzino, gestione commerciale e varie altre posizioni. Vorremmo fissarle un colloquio conoscitivo. Potrebbe venire oggi pomeriggio alle 18:00?”
“Guardi, purtroppo oggi pomeriggio ho un impegno da cui non posso liberarmi.”
“Ok, forse trovo un buco domattina alle 9:00.”
“Sono desolato, ma…”
“Alle 10:00?”
“No, vede…”
“Alle 11:00?”
“Ok.”
“Perfetto, venga domattina con il curriculum stampato!”
“Mi scusi, ma di che azienda di tratta?”
“Masdfgarehgrf.”
“Come, scusi?”
“Mastrsrvc.”
“Abbia pazienza, ci deve essere la linea disturbata.”
“Master Service.”
“Ah, capito. E di cos…”
“Mi raccomando, domani alle 11:00 in via xxxxxx XX all’Osmannoro. E si ricordi il curriculum.”
“Certamente. Buonas…”
Clunk.

Ovviamente non avevo la minima idea di chi cazzo fosse questa Master Service e di che cazzo di settore si occupasse, ma dovevo assolutamente cambiare lavoro e avevo inviato curriculum a chiunque, per qualunque posizione, dal posto per ingegnere aerospaziale su una stazione orbitante al trasportatore a mano di negri morti a Rosarno, per cui la cosa non mi allarmò. Non più di tanto, perlomeno.

Apro la mia casella di posta e controllo le candidature che avevo inviato, sia via email sia le notifiche di quelle fatte attraverso i portali appositi. Nessuna traccia di questa Master Service. L’unica candidatura possibile era quella per un annuncio in cui non era specificato il nome dell’azienda, che recitava:

Azienda leader nel settore cerca persone giovani, entusiate e motivate per apertura di una nuova sede. Aperte tutte le posizioni. Non è richiesta alcuna esperienza.

Primo campanello d’allarme: Non è richiesta alcuna esperienza = truffa e/o lavoro di merda.

Cerco Master Service su internet e saltano fuori almeno una dozzina di ditte sparse per tutta Italia. Boh…

Giorno dopo. Ore 10:45.

Arrivo all’indirizzo indicatomi e mi trovo avvolto nel grigiume di una delle zone più brutte e deprimenti della provincia, davanti ad un palazzo che sembra messo lì con la precisa intenzione di rovinare il buonumore a chi ci passa davanti: un orrendo scatolone di uffici sfitti e magazzini vuoti. Una distesa infinita di AFFITTASI e più ottimisti VENDESI costella questo imbarazzante aborto di un boom economico finito troppo presto, lasciando al suo posto abominevoli mucchi di scorie in cui nidifica quanto di peggio lo spietato mondo del capitalismo in agonia abbia da offrire. Ma solo il tempo di ammorbare ulteriormente l’ambiente, primo di morire e cedere il passo ad altra merda simile.

Questo posto puzza di fallimenti veri e pilotati, di forniture a nero, di lavoratori clandestini, di sedi legali di aziende fittizie, di prestanomi nullatenenti che non parlano italiano, di sfruttamento e di false illusioni. E ovviamente di Master Service.

Fumo una sigaretta e attendo l’ora.

Un napoletano panzone wannabe businnessman esce dal portone urlando al cellulare. Urla come se parlasse con qualcuno che sta usando un martello pneumatico e si piazza davanti a me come se dovessi essere interessato alla sua conversazione. Lo guardo ed ho un moto di profonda repulsione. Avrà addosso qualche migliaia di euro, tra vestiti, scarpe e ori vari, il tutto abbinato talmente di merda da far sembrare elegante persino un lercio punkabbestia strafatto che dorme coi cani nel sottopasso della stazione. Non parlo lo swahili, quindi non capisco paraticamente un cazzo di ciò che dice il subumano. L’unica cosa che intendo distintamente è che ogni sua frase contiene un numero seguito da “euro”.

Finisco la sigaretta, mi sistemo la camicia gettando un’ultima occhiata disgustata ai mocassini lucidi del cercopiteco sovrappeso e suono il campanello.

“Terzo piano!” Click.

Varco il portone e mi trovo in un ingresso ampio, deserto e silenzioso, in cui il sole pare quasi pomeridiano, che mi fa pensare ad una scuola dopo la fine delle lezioni.

Chiamo l’ascensore. Arriva. Si apre. Esce uno scemo che parla da solo e cammina sui talloni. Sa iddio che cazzo facesse sull’ascensore fermo e libero. Se ne va ignorandomi.

Salgo e premo 3. L’ascensore puzza di deodorante da due soldi, quello che usano i magrebini spruzzandoselo sopra generazioni di sudore vecchio.

Arrivo al piano e mi trovo davanti a tre porte, di cui quella a sinistra sfoggia un “Locale posto sotto sequestro giudiziario”, quella a destra pare non essere stata aperta da anni e quella centrale, bianca, candida, immacolata, lucida e socchiusa fa bella mostra di un pezzentissimo A4 in orizzontale con stampato sopra MASTER SERVICE in Arial. Perlomeno non hanno usato il Comic Sans.

Entro.

L’arredamento è scarno, plasticoso e odora ancora di Ikea. Tutto, intorno a me, grida “Ciao abbiamo aperto ieri e non contiamo di arrivare a domani!”

Secondo campanello di allarme: Questi stanno aperti giusto il tempo di fregare più gente possibile e poi svaniscono come ebrei ad una raccolta fondi, subito dopo il buffet.

“Buongiorno. Lei è?”
“Buongiorno, sono…”
“Ha appuntamento?”
“Sì, alle 11:00.”
“Bene. Ha portato il curriculum?”
“Sì, ce l’ho qui.”
“Prego, me lo dia si accomodi in sala di attesa.”

Terzo campanello d’allarme, suonato in ritardo: Perchè vogliono il mio curriculum stampato? Non l’hanno letto prima di chiamarmi? Questi chiamano chiunque = truffa e/o lavoro di merda.

La sala di attesa è uno stanzino arredato come descritto pocanzi: divanetti Ikea, librerie e scaffali Ikea rimepiti di soprammobili Ikea, stampe Ikea appese al muro e tavolinetti Ikea con sopra ciotole Ikea piene di caramelle. C’è uno stereo che spara truzzame a volume esageratamente alto.

Quarto campanello d’allarme: L’unico motivo plausibile che mi viene in mente per tenere l’audio di un cacatoio di Ibiza nella sala di attesa di un ufficio è impedire di sentire le voci dalle stanze accanto.

Seduti lì trovo altri due candidati, tutti con l’appuntamento alle 11:00: un obeso unto con la maglietta di World of Warcraft e una specie di coglione rapper che si spara le pose ciondolando su e giù per la stanza e che si esprime a monosillabi. Il primo non si è neanche curato di cambiarsi la maglietta, così forforosa che sembra gli abbiano grattugiato del Parmigiano sulle spalle. Il secondo, con la cintura stretta sotto i glutei e venti centimetri di mutanda burinamente in mostra, è costretto a tenere le gambe larghe per evitare che gli cadano i pantaloni e cammina come se fosse stato appena inculato da un battaglione di lanzichenecchi di ritorno dalla guerra.

Chiamano il mio nome, nonostante fossi arrivato per ultimo.

“Prego, entri”, mi dice la segretaria indicandomi una porta.

Entro e mi trovo davanti questo residuato di yuppismo sgrondato giù da qualche documentario/parodia sulla Milano da bere. Tra 35 e 40 anni, camicia con le iniziali ricamante, dinamismo eccessivamente ostentato, questo stronzo ti dà la mano tenendo il palmo rivolto verso il basso e ci tiene ad avere le chiavi del BMW in bella vista sulla scrivania vuota e asettica come un tavolo operatorio.

Mentre mi parla, fa delle cose. Cose inutili.

Finge di sistemare delle dispense, di cercare qualcosa nei cassetti, di leggere email sul pc e notifiche sul cellulare. Spesso non mi guarda neanche in faccia ma “Ti ascolto eh!”, perchè lui è uno che oh, ha da fare eh. Ma è figo e multitasking e quindi riesce contemporanemante ad ascoltarmi e a fare la figura del coglione.

“Vediamo il tuo curriculum” dice il razzolamerde interrompendomi, scattando su all’improvviso come Barambani quando si sveglia sulla barca, scartabellando i fogli e leggendo in un punto a caso.

“Qui dice che suoni.”
“No, c’è scritto che faccio il…”
“Bravo, ci serve gente come te. Dimmi, perchè ritieni di essere adatto per questo lavoro?”
“Ma guardi, veramente nessuno mi ha ancora detto di cosa si tratta.”
“Ahahahah, ma come, non ci conosci? Siamo un’azienda leader nel settore.”
“No, mi spiace. Quale settore?”
“Ah bè, quello del futuro. Noi ci occupiamo di energie rinnovabili. Vendiamo nuove prospettive. Capisci cosa intendo? Noi aggrediamo il futuro, non attendiamo che ci investa!”

Annuisco in silenzio, come se stessi parlando con un pericoloso pazzo armato da assecondare.

Dopodichè questo mentecatto comincia a raccontarmi che lui è entrato come me, che è partito dal basso, ma con il duro lavoro è cresciuto, perchè l’azienda è meritocratica, che lui ride di chi si fa il culo per 1000 euro al mese, che lui si è fatto la barchetta, la casa al mare, la casa in montagna, il cazzo e la merda, etc..

Poi prende un foglio e mi fa un rapido conto di quanto, io appena arrivato, avrei potuto guadagnare all’inizio. Si parlava di più di 3500 euro al mese, ma soltanto “lavorando con impegno e determinazione”.

Quinto campanello d’allarme: Il puzzo di bruciato a questo punto raggiunge i livelli di certi laboriosi stanzoni di Birkenau nel ’42.

Intanto il coglione riparte con più enfasi, accalorandosi e gesticolando. Mi dice che questa è la grande occasione, che non capisce perchè ci siano tanti scemi che si ostinano a voler fare lavori da 1000 euro al mese, che loro hanno inventato un nuovo modo di lavorare, che si capisce che sono uno destinato ad arrivare in alto e devo capire che mi merito un lavoro all’altezza delle mie capacità e che è ciò che devo pretendere da me stesso e altre puttanate che non ho ascoltato.

“Mi scusi, ma ancora non ho capito di che lavoro si tratta.”
“Le posizioni sono tutte aperte. Dobbiamo fare una giornata di prova per valutare quale sia il ruolo più adatto per te.”

Sesto campanello d’allarme: “quale sia il ruolo più adatto per te”, non “per quale ruolo saresti più adatto”. Che carini, organizzeranno il personale sulla base della mia valorizzazione professionale.

“Per il momento posso prendere solo una persona, ma io non sbaglio mai a valutare qualcuno e credo tu sia ciò che fa per noi. Te lo dico ancora prima di parlare con gli altri due. Se accetti, sei a bordo.”

Al puzzo di bruciato si aggiunge quello di merda. Merda che gronda dai muri e che ribolle nei cassetti. Merda che imbratta la scrivania e i vetri della finestra. Merda estrusa a pezzettoni da qualunque orifizio di questo cialtrone.

“Ok, salto a bordo!” rispondo. Alla fine sono in ferie. Per male che vada, avrò buttato una giornata.

“Perfetto! Presentati qui domattina alle 8:00 e facci vedere di cosa sei capace. Spacca tutto!” conclude con un gesto giovane e grintoso a pugno chiuso davanti a sè.

Esco dall’ufficio ma, prima di andarmene, mi avvicino alla scrivania della segretaria e attacco bottone con una scusa. Giusto il tempo di far cadere l’occhio su una fattura, una carta intestata, un deplian, o qualunque altra cosa riportasse il nome dell’azienda.

Bingo! E non è certo Master Service.

Esco, mi segno sul cellulare il nome dell’azienda (che non ricordo ma che chiameremo Cazzoemmerda) e mi accendo una sigaretta seduto sul mio scooter. Il napoletano è sempre al telefono, impegnato ad urlare davanti ad un paio di cinesi in pausa che lo osservano come i bambini guardano le scimmie allo zoo.

Aspetto.

Dopo circa dieci minuti scende il ciccione nerd e scopro che anche a lui hanno detto esattamente le stesse cose e che, manco a dirlo, gli hanno dato appuntamento la mattina dopo alle 8:00. Mentre sono lì che scambio due parole col lardoso ecco che ti spunta il rapper, uscendo trionfante dalla porta, ondeggiando nella sua camminata da spastico, con naso rivolto in su in una ridicola posa da nigga gangsta del quartiere.

“Bella raga… ci becchiamo!” dice mentre ci passa accanto orgoglioso di essere il prescelto, mica come noi due sfigati.

“Ciao capo. Ti ha detto che può prendere una persona sola, che tu sei quello che fa per loro e che lo capisce perchè lui non si sbaglia mai?” affondo la lama.

Istantaneamente la sua spavalda faccia di cazzo di quello che viene dal ghetto ma ha appena conquistato il mondo, si scioglie e si volatilizza, lasciando posto alla faccia di quello che conosce Angelina Jolie su un sito di incontri, ci fissa e all’appuntamento si trova davanti Platinette.

“Ti ha anche detto di venire domani alle 8:00 per una giornata di prova?”, giro la lama nella ferita.

Il primate mi guarda con l’aria che potrebbe avere un boscimano davanti ad un tablet. Capisce che c’è qualcosa che non va, ma il tutto gli sfugge.

“Cioè zio… dici che domani non vengono?”

Dio mio, è stupido come una bestia da aratro!

“Ho paura di no.” gli rispondo con l’aria sarcastica di quello che minimizza un qualcosa di scontato.

“Bastardi!” e se ne va mongoleggiando a gambe large e borbottando tra sè. Anche il ciccione forforoso sghignazza e lo deride.

Torno a casa, cerco Cazzoemmerda su internet e finalmente trovo conferme.

Decine di persone che si lamentano e descrivono un’esperienza simile alla mia, con il degno prosieguo.

Praticamente questi figli di puttana ti spadellano mille ruoli, posizioni e possibilità, ma in realtà cercando solo bassa manovalanza da mandare al macello porta a porta a vendere contratti telefonici e/o di fornitura elettrica. Avete presente quelli che vi suonano il campanello, vi rompono il cazzo presentandosi in genere come Telecom o Enel e vi chiedono di vedere le bollette? Ecco, loro.

La famosa giornata di prova consiste in:
-Ritrovo in sede con musicaccia altissima e slogan motivazionali all together forever and ever andiamo e conquistiamo il mondo siamo troppo i più meglio noi della Cazzoemmerda.
-Divisione in gruppi di due o tre persone e assegnazione ad un ciarlatano tipo quello del colloquio che ti sbatte in faccia quanto è ricco e felice grazie alla Cazzoemmerda.
-Partenza con la sua macchina, destinazione sconosciuta. Le auto più gettonate sono Mercedes, Audi o BMW, sicuramente prese con un finanziamento assassino che li obbliga a nutrirsi di pane, acqua e fede incondizionata nella Cazzoemmerda.
-Giornata passata a rompere i coglioni porta a porta per vendere contratti, con particolare dedizione ai vecchi che sono rimbambiti ed è più facile che ti firmino qualcosa.
-Ritorno in sede accolto da complimenti ed acclamazioni perchè sei bravissimo e promettente e farai un sacco di soldi perchè sei veramente portato per quel lavoro e cazzi e mazzi vari ed eventuali.

Chiudo il browser e prendo il cellulare.

“Tu tuuu… Tu tuuu…”
“Pronto?”
“Pronto merda, si va a pescare domattina?”
“Non lavori?”
“No, domani sono libero. Avevo un appuntamento di lavoro, ma è saltato.”
“La Giulia mi ha chiesto se la portavo a fare shopping ai Gigli.”
“Un motivo in più per venire a pescare.”
“Ok, ma glielo dico domattina, sennò stasera non scopo.”
“Stessa ora, alla chiusa.”
“Ciao merda!”
Clunk.

62 Commenti

  1. Ciurga
    Postato il 19 marzo 2014 alle ore 23:36 | Link diretto

    PRIMA!

    Ora lo leggo.

  2. Amy
    Postato il 19 marzo 2014 alle ore 23:52 | Link diretto

    Gradito ritorno, ma oscurato dai francesi che condividono Mariello!!!

  3. Kenji
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 00:05 | Link diretto

    Ho avuto anche io a che fare con figli di puttana del genere.
    Io mi sono presentato il giorno dopo, ma sono venuto via appena ho capito di cosa si trattava.

  4. Flonza
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 00:07 | Link diretto

    Genio

  5. Dioconcime
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 00:26 | Link diretto

    Ma quanti cazzo di gonzi sono finiti nella rete di questi bastardi?

    Per la cronaca, io sono uno.

  6. svevo
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 02:10 | Link diretto

    “svaniscono come ebrei ad una raccolta fondi, subito dopo il buffet”

    Su questa ho sputato un polmone.

  7. Lara Contini
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 16:34 | Link diretto

    Questo post è vergognoso!
    Espone un problema drammatico e reale (purtroppo reso ancora peggiore in questi maledetti venti anni di berlusconismo) utilizzando un linguaggio violentemente razzista, antisemita, sessista e a tratti anche omofobo. È chiaro che si tratta di un infiltrato, che non riesce a reprimere i suoi pregiudizi anche quando finge di preoccuparsi di un problema così importante.

    Se davvero (ma dubito) sei uno che cerca lavoro, fanno bene a non dartelo, la Costituzione parla chiaro, siamo fondati sul lavoro ma bisogna rispettare certi principi, che tu non rispetti, con tutte le persone che sono morte per darti un futuro.

    Devo pensare se segnalare questo post alla polizia, mentre ci penso se lo cancellate è meglio……………..

  8. Lucre
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 16:46 | Link diretto

    Stessa identica esperienza,sempre all’ Osmannoro,circa 6\7 anni fa. La ditta si nascondeva sotto un altro nome,tipo MCone o robe simili. Mi chiamarono dopo aver risposto al solito annuncio “cercasi personale per magazzino,gestione clienti ecc”,io tutta contenta andai al colloquio (allora abitavo in Viale dei Mille,quindi praticamente dall’altra parte della città) credendo fosse un impiego serio.Successero esattamente le stesse cose di questo articolo,compresa la musica truzza a tutto volume nella sala d’aspetto,solo che invece di un uomo, il colloquio me lo fece una donna di mezza età col sorriso stronzo e rivestita da napoletana\zingara arricchita (probabilmente la madre del tizio che vociava al cellulare). Venne fuori che si trattava della fottuta Kirby -.- vendita di aspirapolveri porta a porta.

  9. D10 LUP0
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 16:47 | Link diretto

    Laura Contini, lavori per la Master Service?

  10. Lara Contini
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 16:55 | Link diretto

    Probabilmente per la Master Service lavora chi ha scritto questo ributtante articolo!!!

    e lo penso per due motivi:

    uno perché solo un imprenditore con il mito di berlusconi può avere questo linguaggio discriminatorio nei confronti delle parti più deboli (donne, lgbt, ebrei, e anche ragazzi che scelgono di sviluppare l’inteligenza e non il fisico come il ragazzo con la maglia di word of warcraft) della popolazione
    due, perché così passa l’idea che chi si ribella a questi lavori è feccia, mentre è feccia proprio chi li dà!

    Non ti aspettavi che anche una donna sa ragionare eh??

  11. D10 LUP0
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:00 | Link diretto

    Mmmh… forse ti sfugge che proprio l’autore dell’articolo abbia sfanculato l’azienda non presentandosi la mattina dopo.
    No dico, ma hai notato su che sito sei? Secondo te su Laydo sono imprenditori con il mito di Berlusconi?

  12. Anacleto
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:03 | Link diretto

    Laura, ma come cazzo ragioni?
    Questo sito è sempre stato discriminatorio nei confronti di qualunque minoranza. E’ black humor. Mai sentito nominare?
    Ma per pensare che quell’articolo difenda la gente di merda che truffa i disoccupati, bisogna essere proprio dei ritardati, porcoddio!

  13. Lara Contini
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:04 | Link diretto

    L’autore può raccontare quello che vuole, probabilmente alla ditta non si è presentato uno che l’autore (ovvero il CAPO della Master service) ha deciso di umiliare facendone un ritratto così fosco e inquietante che chi legge pensa (se fosse vero giustamente, ma non lo è!!!): “allora chi parla male di queste aziende è un omofobo fascista!” e cose simili, e di riflesso ci fa bella figura l’azienda.

  14. Lara Contini
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:05 | Link diretto

    Guardate che studio comunicazione, lo so bene come funzionano certe cose…

  15. Anacleto
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:06 | Link diretto

    Sì, vabbè…
    Laura, scommetto che credi alle scie chimiche.

  16. D10 LUP0
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:07 | Link diretto

    Che poi, passi il razzismo… ma l’omofobia dove la vedi?

  17. Lara Contini
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:17 | Link diretto

    “…e cammina come se fosse stato appena inculato da un battaglione di lanzichenecchi di ritorno dalla guerra.” come la chiami se non omofobia???

    p.s. Anacleto, no non credo nelle scie chimiche, anche se voglio approfondire qualsiasi cosa, mi spiace

  18. D10 LUP0
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:22 | Link diretto

    La chiamo “battuta volgare ma nella quale il 99% della popolazione sana di mente non vederebbe certo omofobia”.
    Madonna, ma hai scoperto ieri internet?

  19. Lara Contini
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:24 | Link diretto

    Ma che vuol dire? Allora se tutti fanno una cosa sbagliata allora devo farla anche io??? io lotto per le mie idee, sennò diventerei cinica e indifferente come te… il fascismo è nato così….

  20. Jenny
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:26 | Link diretto

    Bell’articolo, scritto molto bene, anche se affronta un problema grave in maniera poco seria.
    Ma mi pare di capire che su questo sito sia un marchio di fabbrica.

  21. DVCE
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:28 | Link diretto

    CAMERATA CONTINI, DA QVESTO FASSISTISSIMO SITO, FEDELE ALLA FAMIGLIA TRADIZIONALE E ALLA SACRA ROMANA CHIESA, PARTIRA’ LA NVOVA MARCIA SU ROMA.!

  22. Anacleto
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:31 | Link diretto

    Lara, leggi questo allora: http://www.laydo.it/?p=2640

  23. Lara Contini
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:31 | Link diretto

    quando si inizia a scherzare su certe cose allora davvero ogni argine è rotto… povera italia!

  24. DVCE
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 17:36 | Link diretto

    PRESTO!!! PORTATEMI LA CERA CHE DEVO LUCIDARMI LA PELATA, AFFINCHE’ SCINTILLI AL SOLE A VESSILLO DELL’ITALICA GLORIA!!!

  25. Smarzio
    Postato il 20 marzo 2014 alle ore 21:04 | Link diretto

    ciao lara, sono un finanziere.
    se vuoi sporgere denuncia, mandami un messaggio a smarziorocchetto@gmail.com
    insieme possiamo mandare a terra questo disonorevole soggetto che inquina il mondo.

  26. silvia
    Postato il 21 marzo 2014 alle ore 01:02 | Link diretto

    Minchia, laura, ma come cazzo ragioni? Io ho 50 anni, ma te ne devi avere 93! E di comunicazione hai da studiarne , bimba! Parola di A.D., dammi retta!
    Bel pezzo ironico, ben scritto. Complimenti all’ autore.

  27. Postato il 21 marzo 2014 alle ore 22:30 | Link diretto

    Lara sto cercando teste con il vuoto assoluto all’interno da candidare alle prossime europee, sei perfetta per fare il capolista!

  28. Cetto La Qualunque
    Postato il 22 marzo 2014 alle ore 21:26 | Link diretto

    Renzi, smettila di rubarmi i candidati.

  29. Ferrini
    Postato il 24 marzo 2014 alle ore 09:25 | Link diretto

    Adesso chiedo a quegli handicappati dei miei lettori di segnalarvi.
    Abbiate pazienza, ma ultimamente riesco solo a fare il moralista del cazzo, invitando la mia corte di mongoli a segnalare ciò che trovo non omologato al mio umorismo buonista di merda.

  30. Parte I
    Postato il 24 marzo 2014 alle ore 23:30 | Link diretto

    “Prossima fermata. Colli albani. Uscita al lato. Destro.”
    Cazzo.
    Sono agitatissimo.
    Sono settimane che vado avanti a fare colloqui di lavoro e ancora non riesco a tranquillizzarmi.
    Tra poche fermate sarò arrivato ad Anagnina, non devo assolutamente perdere questa possibilità di lavoro.
    Provo a distrarmi. Guardo la gente che entra in metro ma lo sguardo si poggia immediatamente su di lei.
    Bellissima.
    Più bassa di me, capelli neri, leggermente mossi, pelle abbronzata, ma non marroncina. Ha quell’abbronzatura dorata che abbraccia solo le ragazze più fortunate.
    Veste strana. Né troppo burina, né troppo alternativa. Viso liscio, pulito e spaesato. Sembra una bambina.
    Bellissima.
    Mi vede. E senza sorridere si avvicina.
    “Scusa sai dove devo scende per andare alla Romanina?”
    Il cuore mi gela. Non mi aspettavo affatto un approccio così diretto e repentino.
    Le rispondo di scendere alla mia stessa fermata. Lei mi si siede accanto e mi dice che sta andando ad un colloquio di lavoro presso l’azienda Odorisio.
    “Anche io vado lì per un colloquio” esclamo con la mia faccia da ritardato.

    Lei è una di quelle che parla parla parla e non smette più. Ma io non la ascolto. Mi perdo a guardarla e ad immaginarmi che tipo di persona sia.
    Ha la parlata un pò coatta -si capisce che abita in periferia- ma al contempo capisco che prova a contenersi.
    Dice di avere 2 anni in più di me… Non l’avrei mai detto! Sembra davvero una bambina.
    Bellissima.
    Il tempo vola e siamo già arrivati ad Anagnina. Scendiamo. Faccio strada verso l’azienda. Arriviamo.
    ODORISIO
    Termoidraulica e idrosanitari. Una delle aziende del settore più antiche a grandi di Roma.
    Subito mi fa notare con aria scocciata che ci sono un altro paio di persone fuori ad aspettare per il colloquio.
    Adoro la sua voce e le facce che fa quando parla.
    Non sembra avere affatto il profilo grezzo che caratterizza le ragazzette di periferia, ma al contempo ne mantiene la scioltezza e la naturalezza nelle espressioni.
    Bellissima.

    Dopo pochi minuti di fila -lei sembra tranquilla, io sudo freddo- ci chiamano dentro per il colloquio.
    Entra lei.
    Poi esce.
    Mi chiamano ed entro. Sono troppo teso e non le dedico neanche uno sguardo.

    Una merda.
    Come sempre.
    Mi impiccio, non capisco quello che mi dicono, sbaglio le parole, faccio cadere gli oggetti.
    Un fail.
    Esco sconsolato dalla sala del colloquio e la segretaria mi dice le solite cose:
    “Guardi, già ci ha lasciato il suo numero. Le faremo sapere in caso di esito positivo del colloquio. Ah! La ragazza che c’era prima mi ha chiesto di lasciarle questo”
    Non ci credo! E’ il suo numero! Cazzo! Mi ha lasciato il suo numero!
    Uno strafottutissimo bigliettino con su scritto:

    346 91774345
    Lavinia
    chiamami! <3

    Come un coglione prendo in mano il telefonino e subito digito il numero.
    E poi? Che cazzo le dico? Come cazzo la saluto? Perchè cazzo mi ha lasciato il numero?
    Riaggancio immediatamente.
    Ecco fatto.
    Figura di merda. E' partito uno squillo subito prima che riagganciassi. Giusto per fare la figura dell'underage.
    Dio ladro! Non la richiamerò più.

  31. Parte II
    Postato il 24 marzo 2014 alle ore 23:32 | Link diretto

    Quando torno a casa si sono già fatte le 18 e riinizia la mia solita routine pomeridiana.
    Sigaretta, doccia, sigaretta, donne nude, sigaretta, mi viene duro…
    Vai PornHub! Scelgo te!

    Milf? troppo vecchie
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    College amatorials? troppi ne ho visti
    Eccolo!
    Skinny brunette addicted to anal… è lui! mi piace!
    Fappo
    Vengo
    Butto il fazzoletto e mi accendo una sigaretta.

    >♪Buona notte, buona notte… NEGRI! paparapara!♫

    Un sms? A quest’ora? A me?
    Prendo il telefonino con fare disinvolto ma cago mattoni appena leggo.

    Ciao Flavio
    ti va di andare a cena fuori stasera? cosi possiamo parlare del colloquio, come ci è andato ecc…
    fammi sapere
    kiss

    Non sono mai stato un play boy, ma non sono neanche uno di quegli anon che si mette a piangere e si tira indietro appena una femmina gli parla.
    Le rispondo che a me andrebbe bene ma che non ho la macchina.
    facepalm.jpg
    Comunque abito quasi in centro, a Porta Latina.
    Mi risponde che non fa niente e mi sarebbe passata a prendere lei verso le 20
    DA PAURAAAAAAA!!!!! Finalmente!
    Mi sembra un sogno! Quasi non ci credo!
    Non chiedo di scoparmela. Anche solo uscirci insieme sarebbe un win assurdo per me!

    >♪♫PAPPAPPAPPARAPPA QUA LA VITA A PAPEROP.
    Uno squillo.
    Lei è già qua sotto.

    La sua femminilissima C1 odora di nuovo, ma il mio naso si concentra sul dolce profumo da lei indossato. Dolce come il miele.
    Provo a rilassarmi. Tanto parla quasi solo lei…
    Minchia quanto mi piace! L’imbarazzo mi pervade.
    Lei è vestita tranquillissima. Ne da sfigata, ne da burina, ne da zecca.
    Jeans, Tigers e magliettina viola un po’ scoperta sulla schiena.
    Io pure sono vestito tranquillo. Spero.

    “Ti va di andare a cena al sushi?” -si
    “Da paura, perché a me mi fa impazzire” -si
    “Vado ghiotta di sushi, specialmente quello al salmone, come si chiama? Maki-sashimi?” -credo

    Sono proprio un coglione. Il mio disagio e palese.

    Il sushi mi fece schifo. Lei mi piacque da matti.
    Mi parlò di quanto le piacciano le gite in campagna e nei boschi; dei suoi lavori precedenti cone segretaria e altre stronzate di cui neanche ricordo l’argomento.
    La sua bellezza semplice e pulita mi stunnava.

    Finita cena ero cotto di lei.
    Avrei voluto gridare di felicità perché ero anche abbastanza sicuro di piacerle e in più avevamo anche bevuto abbastanza birra Asahi.
    “Allora adesso me stai a raiaccompagnà?” chiesi in imbarazzo, giusto per vedere la sua reazione. Per vedere se aveva intenzioni serie.
    “E che vai de corsa?”
    “Dai sali un attimo a casa, così ci fumiamo un paio di sigarette insieme e poi ti riaccompagno. Abito da sola”
    Mi venne duro e dissi di si.

  32. Parte III
    Postato il 24 marzo 2014 alle ore 23:33 | Link diretto

    Colli Albani.
    Che zona di merda. Nel cuore del tuscolano.
    Dopo un paio di silenzi imbarazzanti e qualche sguardo brutto mandatomi attraverso il finestrino da dei coatti locali, arriviamo a casa sua.
    Piccola. Compatta. Bella.

    Al centro del tavolo scorgo una ciotolina con dei frutti di bosco. Inconsueto, ma bello.
    Se ne prende una manciata e mi dice di favorire se ne ho voglia.
    Prendo una mora e sfodero il battutone: “mi piacciono le more!”
    facepalm.jpg
    Lei mi sorride.
    Io arrossisco.
    “Vado un attimo al bagno e torno subito.”

    E VAAAIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!11

    THIS IS IT! PREPARE FOR GLORY FLAVIO!
    Il mio sogno si sta realizzando. Non mi sarei mai immaginato di potermi portare a letto una ragazza così preziosa come Lavinia.
    Finalmente adesso mi faccio una bella scopat….
    OH CAZZO!!!

    >”vado ghiotta di sushi, specialmente quello al salmone”
    >”amo le gite in campagna… e nei boschi…”
    >”lo senti il mio profumo al miele?”
    >”vuoi un po’ di frutti di bosco? a casa mia non mancano mai”
    >”E che vai de corsa?”…c-ORSA!!!

    CAGO MATTONI!!!
    Ma certo! Mi sembrava troppo strano!
    Lei in realtà è un orso travestito da donna e vuole sbranarmi!

    Scatto in piedi, arraffo il telefonino, e corro verso la porta… inciampando su una sedia.
    “Cazzo! Speriamo non mi abbia sentito, o si accorgerà che l’ho scoperta!”

    BOOOM!! ROOOAAAAAARRR!

    Con una sonora zampata sfonda la porta del bagno e mi punta.
    I suoi occhi rossi mi fecero raggelare il sangue. Il suo respiro affannoso e affamato mi fece cagare sotto, regalandomi l’impulso di alzarmi e di uscire immediatamente dall’appartamento, sbattendomi la porta alle spalle.

    Subito mi butto in una corsa mattissima giù per le scale.
    Con un grosso boato sfonda la porta di casa e si butta all’inseguimento.
    La bava in bocca. I denti famelici. Il pelo lungo e sporco.
    La sua forza era inaudita. Distriggeva tutte le scale in marmo al suo passaggio e ad ogni rampa sbatteva sui muri, provocandone la rottura e il crollo.

    Sono fuori.
    A destra: un muro
    Dritto: la una lunga strada
    A sinistra: un gruppo di ragazzetti di periferia si stava facendo le canne sui loro motorini.

    BEM!
    Destro in faccia al coattello, che cade immediatamente giù dal motorino.
    Giro le chiavi e via.

    L’orso intanto sfonda anche l’ingresso del palazzo, che crolla alle sue spalle. Spicca un vigoroso balzo verso di me, ma io già sono in fuga su quel nuovo mio SH.

    Con una veemenza inaudita strappa in due il coattello, che osservava la scena da terra. Le sue budella schizzarono in aria.
    VIA!
    Si mette all’inseguimento.
    CAZZO! è più veloce di me! cosi mi raggiungerà!
    Con una rapida piega imbocco sulla tuscolana e mela sfreccio in mezzo al traffico.

    Dallo specchietto potevo vedere quella bestia che si faceva strada tra le macchine, buttandole via a manate, come se fossero ciottoli, creando numerose esplosioni a catena.

  33. Parte IV
    Postato il 24 marzo 2014 alle ore 23:34 | Link diretto

    In pochi minuti arrivo a Piazza Re di Roma. Non ho tempo di fare la rotonda, e decido di passare in mezzo.
    Un secondo e, senza accorgermene, BUM! sto per terra.
    Avevo messo sotto un ragazzino Emo che bazzicava da quelle parti, con la sua combriccola.
    L’immagine del manubrio dell’SH conficcato in mezzo alla faccia di quel ragazzino mi fece intuire che avevo appena perso il mio mezzo di fuga.
    Senza perdere altro tempo mi alzo in piedi e continuo a correre, questa volta verso il centro.
    Alle mie spalle potevo sentire i ruggiti della bestia, coperti solo dalle numerose urla dei ragazzi, schiacciati e squartati dalla furia distruttiva di quell’implacabile orso.
    Era incredibile.
    Tutto l’ultimo tratto dell’Appia Nuova si era trasformato in un inferno. L’Aria era satura di sangue, grida di dolore, ruggiti feroci ed esplosioni di macchine.

    Corro più che posso e supero anche Piazzale Appio. Davanti a me, ad un centinaio di metri, scorgo la Cattedrale di San Giovanni.
    Quella (non tutti lo sanno) è zona del vaticano, è terra santa.
    Io, che non ho mai creduto in dio, in una situazione critica come quella, mi sono trovato a pensare codardamente che avrei potuto appellarmi al potere del signore. Come ultima speranza.

    Cado. Sono sfinito.
    Mi arrendo.
    I suoi ruggiti, sempre più famelici, pervadono le mie orecchie.
    I suoi passi, sempre più vicini, annunciano la mia imminente fine.
    Alzo scoraggiato lo sguardo e…

    FLAAAAAASHH!!!!!!!!!!

    Un bagliore inprovviso mi acceca!
    Da terra provai a vedere cosa stava succedendo e capii che il Papa, con un tempismo divino, era uscito dalla cattedrale e stava sparando un raggio di luce redentrice sulla bestia.
    Pochi secondi e la terribile creatura scoppia. Lasciandomi piovere addosso sangue e brandelli di carne morta.

    Ero sconcertato.

    Joseph mi si avvicina.
    Mi mette una mano sulla spalla.
    Con un caloroso sorriso paterno, mi sussurra:
    “Troll for the life, Live for teh lulz”

    Il giorno dopo mi tatuai la frase in petto.

  34. stocazzo
    Postato il 25 marzo 2014 alle ore 19:08 | Link diretto

    una domanda per lara:
    ma quando lo metto nel culo alla mia ragazza, questo fa di me un omofobo?

  35. Isterica a caso
    Postato il 25 marzo 2014 alle ore 19:51 | Link diretto

    CERTO, OMOFOBO DEL CAZZO!!!
    PERCHE’ LO METTI IN CULO AD UNA DONNA? HAI QUALCOSA CONTRO I CULI DEI MASCHI? INTOLLERANTE SCHIFOSO!!!!

  36. silvia
    Postato il 29 marzo 2014 alle ore 01:45 | Link diretto

    “Troll for the life, Live for teh lulz” ah ah ah! Grande! Letto tutto d’ un fiato. Ma chi sei, l ‘ Ishiro Honda de’noartri o il Pasolini di Godzilla?

  37. canaja
    Postato il 29 marzo 2014 alle ore 14:47 | Link diretto

    O qualcuno qui sta prendendo (magistralmente) per il culo tutti quanti voi amorevoli beoti o è l’ennesima dimostrazione che è il sistema accademico italiano a prendere per il culo tutti ammantando di un’aura di rispettabilità passatempi per minus habens, chiamandoli facoltà di comunicazione.

  38. silvia
    Postato il 30 marzo 2014 alle ore 21:14 | Link diretto

    Canaja, fatti una risata e meno seghe! Qui nessuno pretende di “ammantarsi di aure di rispettabilità” a parte te con i tuoi commenti inutilmente barocchi.

  39. canaja
    Postato il 31 marzo 2014 alle ore 15:37 | Link diretto

    Signora, se vuole può sostituirmi nell’attività da lei citata (ridere, cos’ha capito?)
    Gliela metto giù meno barocca: credere che laura qualcosa parlasse sul serio è come credere alla verginità della madonna. Mi segue?

  40. silvia
    Postato il 31 marzo 2014 alle ore 20:26 | Link diretto

    Ah, pardon, pensavo tu parlassi del racconto , invece ragionavi con laura che se le merita tutte. Ma deh, allora dillo!

  41. silvia
    Postato il 31 marzo 2014 alle ore 20:29 | Link diretto

    …e secondo me parlava sul serio.

  42. Lurydo
    Postato il 2 aprile 2014 alle ore 00:37 | Link diretto

    Lara, essere iscritti a scienze della comunicazione da 10 anni, con due esami da 18 sul libretto (concessi solo come premio alla carriera), non significa esattamente “studiare comunicazione”.
    Il testo vuol essere una presa per il culo al comportamento delle menzionate ditte di merda o sedicenti tali.

    Ti faccio un breve schemino, così magari ci arrivi:

    1) il messaggio che voleva trasmettere l’articolo è: “attenti alle ditte con nomi palesemente falsi e altre caratteristiche elencate, perchè sono truffe e/o lavori di merda”;
    2) il messaggio che è arrivato a TUTTE le persone che hanno letto questo articolo è, essenzialmente, “attenti alle ditte con nomi palesemente falsi e altre caratteristiche elencate, perchè sono truffe e/o lavori di merda”;
    3) scienze della comunicazione studio il modo con cui convogliare messaggi alle persone;
    4) tu, che “studi” scienze della comunicazione, hai recepito un messaggio completamente diverso;
    5) Tre possibili conclusioni: a) la tua università non vale un cazzo; b) la tua iscrizione all’università è solo una formalità, in realtà non fai un cazzo da mane a sera; c) sei una mezza analfabeta, dal momento che non sei in grado di capire il senso di un discorso (e, nel nostro caso, nemmeno di un discorso chiaro e schietto come questo!!!).

    Io sono propenso per la conclusione c). Se ho indovinato, rimani pure lì a finanziare l’università con le tasse da fuoricorso, la cultura e la ricerca hanno sempre bisogno di investimenti; però, per favore, smettila di aprir bocca, che fai delle figure squallide.

    P.s.: poi magari sei un semplice troll che cerca di alimentare risse verbali. In tal caso, ben arrivato, di gente che dà un po’ di sapore alle conversazioni alimentando astio ce n’è sempre bisogno.

  43. Lurydo
    Postato il 2 aprile 2014 alle ore 00:40 | Link diretto

    P.p.s.: io comunque, dopo aver letto la spiegazione dell’omofobia, propendo per l’opzione troll.
    E’ impossibile che la gente sia VERAMENTE così idiota.

  44. Schifo
    Postato il 2 aprile 2014 alle ore 12:09 | Link diretto

    Caro lei, io ho lavorato in un posto ben peggiore.
    Avete mai letto quelle inserzioni sui giornali con gli annunci di lavoro che dicono che è ricercato un rappresentante anche alle prime armi e blablabla?

    Fatto sta che mi presento al colloquio e assieme a me c’era un altro ragazzo, una specie di scarto della società con dei piccoli dread che sembravano merda attaccati alla cute. Gli parlo un pochettino e capisco che è un cazzo di tossico che cerca ovunque lavoro ma che non lo prendono mai.

    È il mio turno e mi presento al capo: una cicciona terrona insaccata in una giacca nera lucida che inizia a parlare a raffica su quanto potevo guadagnare lì vendendo degli abbonamenti telefonici e che c’è possibilità di crescita e che stavo all’aria aperta e tutte ste stronzate qua. Parla solo lei, facendomi su un foglio un rapido calcolo di quanto avrei potuto guadagnare in un mese con il minimo sforzo: si parlava di circa 4000 euro. La stronza era abbastanza convincente ma si sentiva la puzza di marcio sotto.
    Alla fine del colloquio mi dice che veniva assunto solo uno dei due, quindi il tossico era già out per quel che mi riguardava.
    Vado a casa e vengo chiamato dopo un paio d’ore: ero stato assunto, iniziavo il giorno dopo.

    È abbastanza ovvio dirvi che anche il tossico era già lì, assunto pure lui.

    Ho “lavorato” in quella merda per un paio di settimane e questa è la giornata tipo:
    Ci si presentava in ufficio verso le 8:00 del mattino dove della musica di merda da discoteca continuava ad inondare la stanza dei suoi “put your hands up in the air” mentre tutti ballavano e parlavano ad alta voce con tono allegro e iper felice. “Cazzo, c’è la bamba” pensai immediatamente, poi con grande rammarico scoprii che di droga non ce n’era nemmeno l’ombra. Il tutto era per avere un atteggiamento “positivo” che aumentava la produzione e blablabla.
    La cicciona faceva il suo ingresso in stanza verso le 8:30 incitandoci tutti su quanto siamo fighi e su come ricchi diventeremo.
    Alle 9:00 partivamo verso la destinazione (ovviamente a nostre spese), ci davano circa 3 cellulari che dovevamo dare al tizio dopo avergli detto una cantilena imparata a memoria per fargli firmare il contratto.
    Giravi come un coglione per circa 6 ore, mangiavi a tue spese, se eri fortunato facevi firmare 1, massimo 2 contratti. Ogni contratto ti dava 15 euro che se togli cibo e benza ci smeni pure.

    Ho finito che ero più povero di quando ho iniziato.

  45. Postato il 2 aprile 2014 alle ore 20:46 | Link diretto

    Messaggio per tutti i lupetti all’ascolto.
    Abbiamo scoperto che l’operazioni “Vuoto Assoluto” pianificata e messa in atto del nostro amico SB trova ancora qualche sacca di resistenza nella fattispecie trattasi di maschio bianco poco incline all’utilizzo di prodotti detergenti per il corpo; aka Lurydo. Questo mette in dubbio la piena riuscita della campagna elettorale della nostra candidata Lara. Top 10 nel vuoto assoluto.
    La direzione nazionale mette in palio dei premi di un certo valore per chiunque sarà in grado di convertire Lurydo:
    – tre leccalecca a forma di natiche umane,
    – un leccalecca a forma di pene,
    – un kit completo del perfetto scout,
    – la tessera a vita del PD.

    In fede,
    PierMatteo

  46. giangi
    Postato il 3 aprile 2014 alle ore 10:08 | Link diretto

    Lavoro in zona e riconosco quel merdoso palazzo.

  47. silvia
    Postato il 3 aprile 2014 alle ore 20:09 | Link diretto

    Aspettatevi di peggio, cari ragazzi in cerca di lavoro. Il partito di Dudú act deve ancora stilare il suo manifesto. Allora si, che ci saranni lavori di merda per tutti ! Gabbiette e cucce da pulire per tutti, e stabulari da incendiare . Amen.

  48. anon
    Postato il 3 aprile 2014 alle ore 20:37 | Link diretto

    Vado da un mio amico che mi dice:
    “Verresti alla presentazione di un disco reggae ?”
    “M-ma io veramente…”
    “Dai dai ci saranno tante persone, fighe da paura, buffet, viani dai!”

    Decido di andare.

    Il giorno dopo il mio amico si presenta all’appuntamento vestito in giacca e cravatta e mi tende la mano come un venditore di bigiotteria.
    Io sopreso dal gesto dico: “Ma che cazzo fai ?”
    “Ahaha grande! Andiamo ?”

    Salgo. Dentro l’auto c’era un tipo sulla 50ina in giacca e cravatta, accanto a lui una bionda 8/10. Stavano parlando di soldi e di assegni.

    Ad un certo punto interrompe la discussione e si gira verso di me “Ue’ tu devi essere anon! anon mi ha parlato molto di te! Oggi ci divertiamo”.
    Sembrava un tipo in gamba, “uno del giro”, molto sicuro di se o comunque un 50enne che si scopava una 30enne bionda figa.
    Partiamo. Il mio amico comincia a spiegarmi quello che fa:

    “Tempo fa sono stato invitato all’evento in cui ti ho invitato io. E’ organizzato da un’azienda leader che porta in Italia per la prima volta un prodotto che ha rivoluzionato l’America: il tritarifiuti…” Da lì per circa 20 minuti mi parla dei suoi vantaggi: risparmio sui sacchetti della spazzatura, non devi andare ai bidoni, è ecologica, i miei genitore non ne possono più fare a meno … lo interrompe il 50enne alla guida della bmw “si ha ragione, in più considera che il rifiuto….il rifiuto tritato…quando tu lo fai passare per i tubi fino alle fogne, quello ti riequilibra tutto l’ecosistema fogniario, in più dimenticati di qualsiasi intasamento. Io ce l’ho a casa, mia figlia si diverte un casino ad accenderlo, *alza il dito indice e lo fa girare* VVVVVVVVVVVVVVV (suono onomatopeico), ehehehehehehe….”

    Ancora non capivo cosa c’entrasse tutto questo con la musica reggae ma, intimorito dalla situazione, sorrido e annuisco. Arriviamo in hotel. Il parcheggio è pieno di macchine dello stesso livello di quella che mi ha portato qui. Il 50enne apre il bagagliaio e, da una borsa, da un assegno al mio amico.

    Entriamo e il mio amico:
    “Vieni ti offro un’ ape (ritivo)”. Andiamo al bar dell’hotel. Lì vedo repliche di coppie come la nostra. Un tizio ben vestito in giacca e cravatta e che regala ampli gesti e sorrisi al suo “ospite” vestito in maniera più umile e con un espressione inebetita in faccia. Probabilmente avevo la stessa espressione.
    Ad un certo punto, con un non so scrivere di imbarazzo chiedo, “m-ma la presentazione del d-disco quan…” “Ma di cosa parli?” “M-mi avevi detto c-che un cantante r-reggae..” “ahahahhaha no no, non hai capito!”. Decisamene non avevo capito.

    Dopo un po’ sentiamo una voce provenire dalle casse dell’ hotel: “Il meeting di nomeazienda sta per cominciare in Sala 1!”. Il mio amico “Andiamo presto sennò ci fregano i posti migliori!”. Scendiamo le scale. Davanti alla porta della Sala 1 c’era un buffet arancione di sole cose fritte che ricorderò per il resto della vita, avevo una fame belva ma il mio inconscio mi diceva di stare lontano da quel buffet: se avessi assaggiato un oliva all’ascolana qualcosa di brutto sarebbe successo e mi sarei sentito in debito con qualcuno. Il mio amico comincia a trangugiare “Ma dai non mangi ???” “Sono a posto così, grazie”.

    Ci mettiamo a sedere nello stanzone e velocemente si riempie di persone sempre appaiate secondo l’ordine: uomo in giacca e cravatta – sfigato – uomo in giacca e cravatta – sfigato – ecc…
    C’era un lieve mormorio di fondo che mi accorgo era creato dai quelli fighi in giacca. Anche il mio amico faceva parte del rumorio di sottofondo “il tizio che sta per parlare è un grande, pensa ha portato il prodotto nel 90blabla, ha dei canali di distribuzione che non ti immagini, guadagna decine di migliaia d’euro al mese, è un grande….”.

    Sale sul palco un persona tracagnotta di un metro e sessanta ma molto curato nell’aspetto e con un grande sorriso stampato in faccia.
    Uno scroscio di applausi lo precede. Mi giro verso il mio amico: aveva la bocca aperta, stava urlando il suo nome, applaudiva come se non ci fosse un domani, mi guarda e mi dice “Che fai moscione ?!?! Applaudi !!! EEEEEEEE” Ero allibito ma avevo paura che se non avessi applaudito avrei avuto problemi. Applaudo, eeee.
    Il tipo appoggia tutte e due le mani sul leggio, china il capo e aspetta che l’applauso finisca. L’applauso cala. Di scatto alza la testa e le braccia, fa il segno della vittoria: altro scroscio di applausi, anche io applaudo eeee. L’applauso cala. “SIGNORI…. SIGNORI… VORREI SAPERE….*fa il segno di calare l’applauso*…SIGNORI VORREI SAPERE… COME SI CHIAMA LA NOSTRA AZIENDA???”

    Tutti in coro “SAL-CA-ZZI SAL-CA-ZZI!!!!” Seguono varie urla e altri 10 min di applausi. Dopo questa introduzione il tizio comincia il lavaggio del cervello: identità e valori aziendali, vendita, prodotto, il cliente che diventa venditore, margini stellari di guadagno, la pazzia della gente comune a lavorare per uno stipendio da fame, vaghi accenni a una nuova visione del mondo e delle persone”. Il suo discorso era interrotto occasionalmente da musica di merda truzzettara che veniva lanciata ogniqualvolta il tipo indicava il logo dell’azienda proeiettato nel lenzuolone dietro di lui. I “venditori/clienti” si alzavano, applaudivano le mani a tempo e invitavano, insistemente, i loro ospiti a fare lo stesso. Se non lo fai vieni sbeffeggiato dalle persone che hai di fianco “Ma cosa fai ?!?!? Alzati moscione!!”

    Uno di questi ospiti, evidentemente scocciato dal tutto, prova a prendere parola mentre il tipo spiega il funzionamento del processo di vendita, del fatto che il cliente diventi un vostro “sottoposto”. Non capisco bene quello che dice perché la musica di sottofondo è abbastanza alta e ti impedisce di ascoltare chiunque non sia l’oratore e il venditore che hai di fianco (che a questo punto mi risulta difficile chiamare “amico”). Sembra abbastanza avvelenato ma viene subito sedato “ehi no no no, mi scusi ma le domande le facciamo alla fine della presentazione”.
    Finisce la presentazione. Io sono totalmente rintontito dalla musica, le cazzate, e le parole sussurrate al mio orecchio “grande”, “ho guadagnato 1000 euro così senza fare niente”, “è facile lo vendi agli amici e parenti”. La gente comincia ad alzarsi ma non è finita. Mi si avvicina un altro tipo impomatato sulla 50ina. “Allora… cosa ne pensi?” Ovviamente non mi fa rispondere. Continua a parlarmi di tutti i vantaggi che l’azienda offre.
    A quel punto provi qualcosa di strano: è come se non volessi deludere le persone che hai intorno, sai che è un trappolone ma è difficile dire di no perché ad ogni no vieni bombardato da offese velate e da nuove prospettive di facile guadagno. Mi guardo intorno: gli ospiti erano circondati dai 50enni impomatati. Stringevano tutti un foglio in mano, un contratto e in molti lo stavano firmando.

    E niente, alla fine riesco ad uscire e a fumare una sigaretta. A quel punto l’incontro che aspetti per una vita: l’oratore della conferenza. E’ più basso di me ma mi poggia una mano sulla spalla e ti sorride come farebbe un coach con i suoi giocatori di football. “Allora non ti abbiamo convinto, non vuoi essere dei nostri..”. Mi si blocca un nodo in gola perché stavo deludendo quel grande uomo. “No mi dispiace, è che devo st..” “no no non importa, alle volte è difficile cogliere le occasioni importanti quando si presentano. Spero che la vita ti porti buone cose” Accenna un sorriso di sufficienza e se ne va.

    Alla fine riesco a rientrare nella bmw che mi aveva portato lì. Solo io, il 50enne e il mio ex amico. Un viaggio silenzioso stavolta.

  49. Superciccion
    Postato il 19 maggio 2014 alle ore 21:26 | Link diretto

    io sono grasso.

  50. Karter4
    Postato il 9 agosto 2014 alle ore 17:22 | Link diretto

    Porcoddio, sti figli di puttana mi hanno già inculato una volta e per poco non lo facevano per una seconda (con mio fratello).
    Auguro solo che un terremoto faccia crollare tutti gli uffici dove sti miserabili si nascondono, e che in quel momento si trovino tutti all’interno…

  51. marty
    Postato il 3 dicembre 2015 alle ore 03:11 | Link diretto

    Bel pezzo. Efficace e divertente, nonostante parli di un tema grave in modo molto poco serio.
    Comunque sia, conosco diverse persone cadute nella rete di queste carogne. Sfruttano la disperazione dei disoccupati, ingannando i propri dipendenti e spingendoli ad ingannare i clienti.

  52. Loris Batacchi
    Postato il 23 gennaio 2016 alle ore 04:13 | Link diretto

    Ho avuto un’esperienza identica qualche anno fa, con l’aggiunta che nel merdoso giorno di prova ho dovuto sopportare una terrona di merda con l’alito marcio che litigava con la madre al telefono urlando come una matta per strada e che ha rischiato almeno due volte di schiantarsi in autostrada (con me a bordo) da quanto era incapace dietro al volante.
    Li ho sfanculati appena tornati in sede, ma la cosa bella è che a distanza di tempo ho trovato un altro palese annuncio-truffa di un’altra azienda che si è poi rivelata la stessa della mia esperienza, quindi è vero che aprono, chiudono e cambiano nome nel giro di breve come nelle peggiori truffe imprenditoriali terrone.

  53. Lodailsoleputtana
    Postato il 17 marzo 2016 alle ore 18:52 | Link diretto

    Mi è successa la stessa cosa il mese scorso, uguale e preciso in ogni dettaglio.
    Al giorno di prova manco sono andato.

  54. Davide
    Postato il 18 aprile 2016 alle ore 19:57 | Link diretto

    Esperienza uguale identica, circa quindici anni fa… Ti mandavano a far sottoscrivere contratti telefonici per conto di Telecom a chi avesse avuto Vodafone, e Vodafone a chi avesse avuto Telecom. Ovviamente ho dato buca il primo giorno di lavoro.

  55. Picio all'Aglione
    Postato il 15 dicembre 2016 alle ore 13:03 | Link diretto

    Diocane, questo articolo andrebbe linkato su ogni portale di annunci di lavoro.

  56. Succo di Vulva
    Postato il 6 febbraio 2017 alle ore 17:57 | Link diretto

    LA VITA È UN GRASSO E VISCIDO TRICHECO CHE DOPO AVERTI SCOPATO GOFFAMENTE MA CON GUSTO PER UN TEMPO INTERMINABILE ESTRAE IL SUO CAZZO SALATO DAL TUO CULO E TI SUSSURRA NELL’ORECCHIO: “NON PIANGERE, GUARDA …” E ALLORA TU TI GIRI E VEDI CHE DIETRO DI LUI C’È UNA LUNGHISSIMA FILA DI TRICHECHI CHE SI PERDE ALL’ORIZZONTE, TUTTI CHE SI SFREGANO LE PINNE CON UN GHIGNO DI SPREZZANTE FEROCIA, E OGNI TRICHECO È PIÙ GRASSO E MEFITICO DI QUELLO CHE LO PRECEDE. INTANTO IL TRICHECO CHE HA APPENA FINITO DI SCOPARTI SI STA SCIACQUANDO IL CAZZO IN UN APPOSITO BIDÈ PER TRICHECHI PER EVIDENZIARE QUANTO GLI FAI SCHIFO, E MENTRE SI ALLONTANA LO SENTI ESCLAMARE CON NONCURANZA: “AH GIÀ, SONO SIEROPOSITIVO.” E TU TI CHIEDI SE HAI SENTITO BENE, MA NON HAI TEMPO DI RIFLETTERE PERCHÈ UNA GROSSA PINNA BAGNATA TI SBATTE LA FACCIA A TERRA ED UNA VOCE PROFONDA GORGOGLIA: “SCOPERÒ VIA LE TUE SPERANZE.”

  57. Roba da Chiodi
    Postato il 2 marzo 2017 alle ore 17:44 | Link diretto

    L’appuntamento è nel lussuosissimo bar con veduta panoramica in un albergo della mia città.
    Appena entrato nella hall mi assale subito il dubbio: “devo presentarmi in reception o posso liberamente girare per l’albergo?” pensando ciò, rimango a fissare la reception per 30 secondi buoni, cercando nella mia mente tutte le scene dei film nei quali avessi potuto vedere una scena simile.
    Ma niente, non mi viene in mente nessuna scena, se non uno di quei film d’azione nei quali avviene un inseguimento nella tromba delle scale e uno dei malviventi impatta violentemente contro il carrello delle lenzuola da cambiare nelle camere.
    La timidezza, però, vince, decido quindi di non dire niente e di camminare con fare indaffarato e convinto, sperando di essere scambiato per uno dei tanti clienti. Funziona; funziona fino ad un certo punto, perché non riesco assolutamente a trovare l’ascensore. Esplorando finisco infatti nel ristorante, o meglio, all’entrata della cucina, capisco l’errore e faccio subito dietrofront. Vedo un’addetta che si sporge e che mi guarda dubbiosa. Decido di batterla sul tempo, e le rivolgo io la parola «Mi scusi, mi hanno detto che il bar è al decimo piano, quale direzione devo seguire?» la ragazza mi indica una porta mezza socchiusa, subito di fianco all’entrata, e mi dice che avrei trovato lì l’ascensore.
    Mi ci dirigo e prendo l’ascensore. L’ascensore è spazioso, sono solo ed è uno di quegli ascensori con lo specchio dentro. Specchiandomi mi aggiusto i capelli, tiro il collo della camicia, provo qualche espressione facciale, e all’apertura delle porte torno subito serio. Mi si apre un corridoio lunghissimo, culminante in una scala frontale che non permette la vista del piano rialzato al quale conduce.
    Mi incammino e giungo ad un’intersezione tra i corridoio, noto poi un cartello con scritto: “Thermal Resort, Gym, Bar”, più vari simboli indicanti i vari servizi offerti.
    La direzione del bar, però, non mi è chiara. Così penso che il bar si possa trovare solo alla fine delle scale frontali di cui ho parlato poco fa. Mi ci dirigo, percorro la rampa e mi ritrovo in una stanza illuminata solo dalla luce naturale proveniente dalle finestre, deserta, ma piena di attrezzature per l’esercizio fisico. Capisco di aver sbagliato, ovviamente.
    Torno indietro ed ostento ancora di più la sicurezza di chi conosce la struttura, temendo che il misterioso individuo del colloquio potesse avermi in qualche modo visto.
    Mi infilo nel corridoio subito a destra, sempre guidato dalla stessa sicurezza. E ci prendo.

    Il bar è molto bello, non ha pareti ma solo vetrate che permettono la vista di tutta la città. Mi piace molto. Il locale è pressoché vuoto, c’è solo un anziano le legge il giornale in un angolo e una coppia molto elegante, seduta al tavolo più in luce tra tutti, con lui che osserva attentamente il portatile, contraendo di tanto in tanto la fronte e la moglie che smanetta uno smartphone.
    Mi dirigo verso il bancone del bar e chiedo un caffè, non perché ne avessi voglia -anzi odio il caffè-, ma perché so che è così che si fa in questi casi. Mentre aspetto che il caffè sia pronto, mi tornano in mente le discussioni fatte con qualche “sborone di mondo” della mia zona, che parlava di esclusive procedure da seguire per bere “il vero caffè”.
    Immagino di essere lui e dico «Mi dà anche un goccino d’acqua, cortesemente?».
    Finisco di bere il caffè, e aspetto, e rimango in attesa. Mi dirigo verso la vetrata e mi metto ad osservare la città. Cerco di trovare casa mia, ma è impossibile, la prospettiva me lo impedisce. Improvvisamente sento qualcuno chiamare il mio nome, alle mie spalle.
    «Sei X, vero? Vieni pure.» si tratta dell’individuo che avevo visto entrando, quello che stava al computer in compagnia di una donna.
    È ovviamente elegantissimo e curatissimo, indossa la fede, un brillantino all’orecchio, barba cortissima e curata e capelli corti, per nascondere la stempiatura evidente. Mi accompagna al tavolo, do la mano sia a lui che alla moglie, che si limita a guardare, sorridendo. Riconosco nella moglie i tratti meridionali, mentre in lui riconosco i tratti tipici della mia zona.

    Comincia subito:
    – «Fai già qualche lavoretto? O sei completamente disoccupato?»
    – «No, faccio qualche lavoretto saltuariamente, nulla che si possa definire un impiego.»
    – «Ho letto nella presentazione che ti interessa molto internet, che ti piace il mondo del web insomma.»
    – «Certamente, coltivo autonomamente questa passione da oltre 10 anni, ma non ho mai seguito alcun corso. Ho però saputo sfruttare intelligentemente l’internet, imparando, ad esempio, l’inglese da autodidatta, oltre all’utilizzo -sempre amatoriale- di un paio di linguaggi di programmazione semplice ed accessibili.»
    La moglie, che fino a quel momento era stata in silenzio parla per la prima volta:
    – «Complimenti! Beato te che capisci l’inglese, io ci provo da tanto, ma non riesce ad entrarmi in testa.»
    Rincalza l’uomo:
    – «È vero, è molto utile l’inglese, al giorno d’oggi.»
    – «Allora» lo dice girando il portatile verso di me, sul cui schermo appare trionfalmente un logo con il tipico stile minimale di moda adesso, che però cattura efficacemente l’attenzione «Conosci già questo marchio? Ne hai mai sentito parlare?»
    – «Sinceramente no, di che si tratta?»
    – «È normalissimo che tu non lo conosca. Si tratta di un’azienda appena arrivata in Italia. Si parla di qualche mese. Dunque, questa azienda nasce dall’idea del figlio di tale X, che negli anni 70 fu tra i primissimi a sviluppare diversi programmi sui primissimi computer, arrivando addirittura ad aggiudicarsi l’appalto per un programma ancora oggi utilizzato dalla “NASA”.»
    Questa presentazione in pompa magna mi basta per perdere la poca fiducia che avevo presentandomi.
    – «Sai qual è il settore che oggi va tantissimo? e che mai crollerà?»
    Non avendo la minima idea di cosa trattasse l’azienda, abbozzo un:
    – «La salute penso.»
    – «Esatto! Non nel senso stretto del termine, ovviamente. Guarda: queste sono le principali linee di prodotti offerte dalla nostra azienda.»
    Preme un tasto e la schermata cambia, mostrando un grafico con alcuni prodotti e sopra ad ognuno di essi, rispettivamente: “COSMETICA – SPORT – BENESSERE – CURA”.
    – «Sai meglio di me che la cosmetica è qualcosa che non conosce crisi. Tanto per le donne -e dicendo ciò guarda la donna, che sorride confermando-, e ormai tanto per gli uomini.»
    – «È vero, la cura per se stessi è una priorità oggi.»
    – «Esatto. La nostra azienda propone questi prodotti e…»
    E qui inizia con una serie di specifiche sulle componenti «Naturalissime!» dei prodotti. Mi mostra il video preso da uno di quei programmai trash americani, nel quale una casalinga con evidentissime borse sotto gli occhi prova questa miracolosa crema istantanea, e nel giro di un minuto si ritrova ad avere una pelle liscissima e priva di imperfezioni.
    – «Impressionante, vero?»
    – «Effettivamente!»
    – «Sai, uno potrebbe pensare che sia falso. Tu sai meglio di me che è possibile alterare un’immagine con il computer, per questo motivo mia moglie porta sempre con se una fialetta, da far provare ai nostri clienti o ai futuri colleghi. Ma non è il tuo caso, perché sei giovanissimo.»
    E qui ho la conferma di tre cose di cui ero già certo. La prima è che si tratta di marito e moglie, la seconda è che si tratta di persone in malafede, e che sanno che lo sono pure gli altri, ed infine che utilizza delle tecniche dialettiche che immagino essere molto efficaci con gli sprovveduti.
    Continua con vari grafici indicanti il fatturato dell’azienda in soli sei anni, equiparando i successi a mostri dell’informatica «che conoscerai sicuramente!» come “Google, Facebook, Amazon, Apple, etc etc”.
    – «L’azienda è appena arrivata in italia. Questo cosa significa? Significa che, entrando, sfrutteresti l’espansione» dicendo ciò cambia nuovamente schermata, e compare un grafico di andamento, diviso in tre parti “apertura, espansione, successo” in ordine di profitto.
    – «Vedi, in questo momento ci troviamo in questa fase» e preme con l’indice sulla parte di grafico rappresentate “apertura” «vuol dire che, entrando adesso, ti troveresti nel bel mezzo dell’espansione, che è il periodo più felice, nella costruzione di un business» questa volta preme sul settore dell'”espansione”, preme talmente forte che annerisce per un paio di secondi qualche pixel sullo schermo.
    – «Cosa devi fare tu? Tu sei la pubblicità, ti pagano per essere pubblicità. Quello che devi fare, in poche parole, è appoggiarti all’azienda, che ti regala il sito, crei così il tuo negozio personale, sfruttando il dominio appunto. Questo è tutto. Avrai sentito parlare di e-commerce, no? È il futuro. Tu apri il negozio, che non ti costa niente. Pubblicizzi gli articoli in vendita, e qualora qualcuno comprasse dal tuo negozio, tu guadagneresti una parte di quanto spendono i clienti. Puoi solo guadagnare, quindi.»
    Interviene quindi la moglie:
    – «Sì, tu non devi fare niente di difficile. Alla spedizione ci pensa l’azienda. Al pagamento ci pensa l’azienda, e vieni pagato settimanalmente. Non devi avere un magazzino, non devi acquistare tu e poi rivendere. Insomma, non si tratta di quei progetti di marketing truffa che sei abituato a vedere su “Striscia la Notizia”.»

    Tra me e me penso a quanto si sforzino per sembrare credibili. Arrivo persino a fare qualche considerazione esistenziale, sulla lotta che costantemente l’uomo porta avanti per sopravvivere e un po’ provo pena loro, perché tentano solo di tirare avanti. Immagino il più autoritario dei due, il marito, durante la giovinezza e quindi senza la più palese idea che un giorno avrebbe fatto tale mestiere. Immagino anche il loro primo incontro e mi chiedo dove si siano incontrati, se in meridione o nella mia città. Noto anche che segue un pattern, segue uno schema di dialogo che deve aver eseguito innumerevoli volte. Perché rispetta con rigore qualsiasi pausa, e fa scorrere le parole infischiandosene e sovrapponendosi ai chiarimenti che la moglie ci tiene a fare. Vengo però destato da una sua domanda:
    – «Cosa ne pensi?»
    – «Trovo interessante il fatto che l’azienda stia puntando totalmente sul web, escludendo la vendita al dettaglio porta a porta. Mi piace soprattutto che sia una cosa gestibile da sé, senza alcun capo, senza alcun orario.»
    – «Esatto, senza nessun capo» dicendolo riporta lo slideshow sul pc ad un’immagine singola, che mi aveva mostrato poco prima, con scritto “Vantaggi: Nessun capo, nessun orario, nessun impegno. Svantaggi: Nessuno”.

    Per qualche minuto alleggeriscono la conversazione portandola sui viaggi che l’azienda offre ai propri dipendenti e ai viaggi che hanno fatto loro negli Stati Uniti, o in Olanda. Continua poi elencando un’altra serie di caratteristiche, legate al sistema piramidale classico, a incroci binari diretti, in salsa web 2.0, quindi con paroloni inglesi, costanti riferimenti a multinazionali, etc etc. Finisce poi la presentazione con informazioni riguardante le tasse, il contratto, pagamenti, e specifiche lavorative generiche.

    – «Non hai spese, l’unico contributo, per iniziare, sono 30€. Da dare all’azienda per acquistare il software. Ti vuoi quindi iscrivere?»
    – «Non le farò mistero della mia perplessità»
    – «Dammi pure del tu!»
    – «D’accordo; non ti nascondo le mie perplessità. Perché ho avuto amici -e qui ho mentito io- che hanno lavorato in contesti molto simili, e so che è qualcosa che funziona solo se si è un certo tipo di persona. Però l’idea mi affascina. Come le ho, ehm, come ti ho detto, so usare molto bene internet, e volevo quindi informarmi da me, prima di firmare qualsiasi cosa. È una semplice precauzione, mi capisci.»
    – «Assolutamente! Ci mancherebbe, guarda, ti do tutti i miei riferimenti, dai pure un’occhiata e fai qualsiasi domanda.»
    – «D’accordo, vi ringrazio per il tempo concessomi, e vi auguro buona giornata.»
    Allora mi alzo, stringo la mano ad entrambi e mi dirigo verso l’uscita, in un mare di pensieri. Esco dall’albergo quasi senza accorgermene. E salgo sull’autobus. Durante il viaggio di ritorno penso che più che un colloquio di lavoro mi sia sembrata la presentazione di un prodotto, fatta per convincermi ad acquistarlo.

    Inserendo la chiave nella porta di casa mi fulmina un pensiero: non ho pagato il caffè. Io sono rigoroso su queste cose, non l’ho fatto volontariamente, semplicemente mi è passato di mente, anche perché la barista se n’è andata non appena mi ha servito il caffè. Mi sforzo però di ricordare meglio, e ricordo che uscendo dal bar, la barista mi ha augurato buona giornata. Quindi deve aver pensato che il caffè mi sarebbe stato offerto dalla coppia. E quindi realizzo: mi è stato offerto involontariamente un caffè da coloro che con tutta probabilità tentavano di incularmi.
    E mi sento vincente.

  58. ghhj
    Postato il 12 agosto 2017 alle ore 20:26 | Link diretto

    Lara contini sei di una stupidità immane. Altroché studiare comunicazione

  59. Terrone Redento
    Postato il 11 dicembre 2017 alle ore 15:44 | Link diretto

    Questa gente si meriterebbe un’assalto dell’ISIS, cazzo!

  60. Succo di Vulva
    Postato il 11 dicembre 2017 alle ore 15:48 | Link diretto

    LA VITA È UN GRASSO E VISCIDO TRICHECO CHE TI FERMA PER STRADA UNA SERA NEBBIOSA E TI CHIEDE SE VUOI DELLE SPERANZE.
    TU ALL’INIZIO SEI TITUBANTE MA POI ACCETTI E ALLORA IL TRICHECO TI PORTA IN UN VICOLO E TI AIUTA A TROVARE LA VENA E TU PENSI CHE È VERAMENTE GENTILE E SIMPATICO E POI QUELLA SPERANZA TI DÀ UNA BOTTA DELLA MADONNA.
    ALLORA IL GIORNO DOPO TORNI DAL TRICHECO PER AVERNE DELL’ALTRA MA STAVOLTA LUI TI CHIEDE DEI SOLDI E VISTO CHE NON NE HAI GLI DEVI FARE UN LAVORO DI BOCCA.
    E A QUEL PUNTO PENSI CHE IL TRICHECO NON È PIÙ TANTO GENTILE E SIMPATICO, PERÒ NEL FRATTEMPO TI SEI ASSUEFATTO ALLE SPERANZE E GLI CHIEDI SE HA QUALCOSA DI PIÙ FORTE.
    LUI APRE LA PINNA E TI FA VEDERE UNA MANCIATA DI ILLUSIONI, TI DICE IL PREZZO E TU COL CAZZO CHE TE LE PUOI PERMETTERE MA LUI “TRANQUILLO DOMANI FATTI TROVARE QUI” E TI DÀ L’INDIRIZZO DI UN CAPANNONE INDUSTRIALE IN ZONA BORGO PANIGALE.
    IL GIORNO DOPO TI PRESENTI E NEL CAPANNONE CI SONO DIECI TRICHECHI NUDI SULLA CINQUANTINA CHE TI FISSANO SFREGANDOSI LE PINNE CON UN MISTO DI DISPREZZO E LUSSURIA MENTRE IN UN ANGOLO C’È L’ALTRO TRICHECO TUO AMICO CHE STA CONTANDO DEI ROZZI DI BANCONOTE COL SORRISO SOTTO I BAFFI.
    E I TRICHECHI TI FANNO “METTITI IN GINOCCHIO CHE ABBIAMO FRETTA E CI FAI SCHIFO.”
    E TU OBBEDISCI E SPERI IN CUOR TUO CHE QUELLE ILLUSIONI VALGANO LA PENA.
    MA MENTRE SEI LÌ IN GINOCCHIO CHE GUARDI DA SOTTO IL GHIGNO D’ODIO DEI TRICHECHI CAPISCI CHE IL PRINCIPIO ORDINATORE DELL’ESISTENZA È IL CASO, E QUEL SAPORE DI TRICHECO CHE HAI BOCCA È L’UNICO SENSO POSSIBILE CHE PUOI DARE ALLA TUA VITA.

  61. Anon
    Postato il 11 dicembre 2017 alle ore 16:06 | Link diretto

    Un mio amico ne ha vissuta una molto simile, solo che vendevano l’enciclopedia di Padre Pio porta a porta.

  62. Cecco
    Postato il 11 dicembre 2017 alle ore 17:10 | Link diretto

    Enciclopedie di Padre Pio porta a porta?
    Non capisco che cazzo di mercato possa avere un proddotto del genere per andare a venderlo porta a porta.
    Va però considerato che io non vivo in Terronia e pertanto non sono al corrente degli usi e costumi di certe tribù primitive.

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