L’amaro in bocca

Sezione: Cronaca & Preghiera

Era la mattina di una grigia e piovosa giornata invernale. In un anonimo ufficio del Ministero dell’Interno, arredato con foto della Prima Repubblica ingiallite dagli anni e pile di moduli cartacei che sembravano erette a trincea per difendere la nazione dal progresso, sedeva il signor Kwame Osei, un corpulento uomo del Ghana con una lunga cicatrice sulla guancia, gli occhi di chi ha scannato capre e uomini senza che le due cose gli presentassero sostanziali differenze di carattere etico e una storia struggente da raccontare.

Kwame aveva attraversato deserti, mari e perfino la Campania per arrivare qui, e ora, di fronte alla commissione per le richieste di asilo, stava giocando la sua carta vincente: dichiararsi gay e proveniente da un paese dove l’omosessualità è perseguitata dalla legge, dalla popolazione e dagli spiriti maligni.

Il presidente della commissione, il dottor Emilio Rossi, un burocrate con occhiali spessi e l’espressione annoiata, sfogliò le carte con la solennità di un prete che legge il Vangelo. Accanto a lui, la segretaria, la signora Maria Bianchi, digitava incessantemente su un laptop, e un interprete neutrale traduceva ogni parola con la monotonia di un annuncio ferroviario.

“Dottor Rossi…” esordì Kwame attraverso l’interprete, con voce gutturale, con un inglese dal pesante accento akan e una drammaticità esagerata, “…nel mio paese, essere gay è una condanna. Mi perseguitano, mi minacciano. Ho bisogno di asilo qui, in Italia! Viva l’Italia! Viva Salvini! Viva Melona! Quando mi date i 35 euro?”

Il contrasto tra la composta voce dell’interprete, che ripeteva scandendo le parole senza alcuna enfasi, e la teatralità birignao del richiedente asilo, strappò un colpevole sorriso al signor Rossi, che subito si ricompose schiarendosi la voce e sistemandosi la cravatta.

“Signor Osei, la Repubblica Italiana prende molto sul serio le richieste di asilo da parte di persone discriminate per il proprio orientamento sessuale, ma conformemente al Decreto Ministeriale 6923/2026, sezione Verifica di Autenticità di Qualità Personali, siamo tenuti a valutare la veridicità delle sue affermazioni attraverso procedure standardizzate e imparziali. Abbiamo notato che le sue prove documentali sono alquanto scarne. Nessuna foto con ex partner, nessun profilo su Grindr, nessun like ai social di Beyonce… Pertanto, procederemo al Protocollo di Dimostrazione Pratica.”

Kwame inclinò la testa stringendo le palpebre “Che cosa è protocollo? Io non capisco.”

“Il Protocollo di Dimostrazione Pratica richiede una verifica empirica dell’orientamento dichiarato. In questo caso, signor Osei, le verrà chiesto di dimostrare la sua attrazione verso individui dello stesso sesso attraverso un atto consensuale e monitorato. Nella fattispecie una fellatio.”

L’interprete tradusse con testuale e glaciale precisione. Kwame sgranò gli occhi, incredulo.

Rossi continuò, con impeccabile compostezza istituzionale: “Per garantire l’obiettività, l’atto sarà eseguito su un funzionario designato, il dottor Luigi Moretti, qui presente, che ha gentilmente acconsentito a prestarsi per scopi amministrativi. L’evento sarà registrato in alta definizione, con audio stereofonico, e il video sarà messo a verbale e accluso agli atti del procedimento. Successivamente, una commissione di valutazione multidisciplinare analizzerà la prova documentale per determinare se l’atto sia stato eseguito con genuino entusiasmo e dedizione o se appaia invece forzato e controvoglia. Ha capito, signor Osei?”

Kwame era atterrito. Non rispose. Deglutì, iniziando a sudare freddo. Ovviamente non era affatto gay, anzi… Era intriso di una feroce omofobia tipica di quelle culture in cui si ritiene che odiare i froci sia parte integrante e inscindibile del non esserlo.

“Aspetti, dottore… io… io non posso. Non oggi.”

Rossi inarcò un sopracciglio, senza perdere la compostezza.

“Non oggi? Prego, integri con una valida motivazione, signor Osei. Il protocollo è chiaro: la verifica deve avvenire in seduta unica, salvo comprovate cause di forza maggiore certificate da medico legale.”

Kwame si agitò sulla sedia, le mani che gesticolavano come se stesse scacciando mosche invisibili.

“Io… ho mal di stomaco! Sì, mal di stomaco fortissimo. Da quando ho mangiato quella pizza ieri sera… forse era andata a male. Non posso… non posso fare una cosa del genere con lo stomaco così. È pericoloso, no?”

Rossi abbassò lo sguardo e sfogliò brevente un paio di pagine del fascicolo.

“Signor Osei, risulta che lei ieri sera abbia consumato solo riso bollito e banane al centro di accoglienza. Lo ha dichiarato lei lamentandosi che, testuali parole, mangiare no bono. Dagli atti non risulta alcuna pizza.”

Alzò lo sguardo verso Kwame, in silenzio, senza alcuna traccia di soddisfazione sul volto.

“Inoltre, il nostro medico di turno può visitarla immediatamente. Se conferma la problematica gastrointestinale che lei accusa, rinvieremo di 48 ore. Altrimenti procediamo.”

Kwame deglutì di nuovo e poi farfugliò, chiaramente agitato, seguito a ruota dalla fredda e atona traduzione.

“No, però poi… non è solo quello…  perchè io… è contro la mia religione! Sì! Nel mio villaggio c’è una tradizione: se un uomo fa… ehm… atti intimi dopo… cioé prima della luna piena, lo spirito degli antenati si arrabbia e manda serpenti velenosi nel letto. E stasera c’è la luna piena! Lo giuro su mia madre!”

Rossi si fece sfuggire un sospiro e sfogliò un altro modulo.

“Interessante. Tuttavia, dalla sua dichiarazione iniziale risulta che lei sia di fede cristiana evangelica, non animista. E comunque, il DM 6923/2026, comma 7-bis, esclude esplicitamente le motivazioni religiose auto-dichiarate post factum come causa di rinvio o esenzione.”

Kwame si passò una mano sul viso, ansimando, fradicio. Tentò l’ultima carta, con la voce eccessivamente rotta da un finto pianto degno di una recita delle medie.

“Colonnello… per favore. Ho attraversato il deserto, il mare, ho visto amici annegare. Ho sofferto tanto. Non potete farmi anche questo. È… è razzismo! Sì, razzismo! Se fossi bianco e dicessi di essere gay, mi credereste sulla parola!”

Rossi sospirò di nuovo e si sporse leggermente in avanti, con la rassegnata pazienza di chi sta assistendo ad uno spettacolo già visto migliaia di volte.

“Signor Osei, conformemente all’articolo 3 della Costituzione, il DM 6323/2026 non prevede alcuna discriminante di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Vogliamo procedere o preferisce che respinga la richiesta per poi far ricorso? Glielo sconsiglio. I tempi sono lunghissimi e dovrebbe restare ancora un bel po’ al campo a consumare mangiare no bono.”

Quella chiusura sarcastica, cosí trasgressiva e poco istutuzionale per il composto Rossi, aveva il sapore perentorio di una spazientita chiusura delle trattative.

Kwame rimase in silenzio per dieci secondi eterni, guardandosi intorno e cercando dai presenti un improbabile appoggio. Poi, con un sospiro che sembrava l’ultima esalazione di un vecchio sciacallo morente, mormorò “Va bene.”

Rossi sorrise. Un sorriso di penosa benevolenza.

«Ottima scelta, signor Osei. Firmi qui il consenso informato. E si rilassi, il dottor Moretti è un funzionario serio e professionale. Non morde e non picchia, a meno che non sia espressamente richiesto dalla commissione.»

Luigi Moretti, un uomo di mezza età, panciuto e coi baffi da maresciallo, si alzò con dignità professionale e si diresse verso l’apposita poltrona ergonomica, un pezzo di arredamento tecnico, certificato per quest’uso specifico secondo le vigenti norme UE in materia. Si fermò di fronte a Kwame, che sedeva inteccherito, e con voce professionale, da impiegato che spiega come compilare un modulo ISEE, esordì: “Signor Osei, procediamo passo per passo, come da protocollo. Innanzitutto, mi abbasserò i pantaloni e le mutande in modo controllato, per evitare incidenti o esposizioni non necessarie. Lei rimanga seduto in attesa del via. Ricordi che l’obiettivo è dimostrare attrazione autentica, non coercizione. Se in qualsiasi momento si sentisse a disagio, dica “stop” e interrompiamo, ma ciò ovviamente influirá in modo negativo sulla prova. Chiaro?”

Kwame annuì debolmente con gli occhi fissi sul pavimento piastrellato, come se stesse contando le fughe per distrarsi dalla realtà imminente.

Moretti, con movimenti precisi e meccanici slacciò la cintura. Il suono della fibbia risuonò secco e freddo come una sentenza. Poi, con entrambe le mani, abbassò i pantaloni di velluto khaki fino alle caviglie, rivelando gambe grassoccie, pelose e un po’ cadenti, da sedentario burocrate.

Senza pause, infilò i pollici nell’elastico delle mutande, bianche, cotone 100%, prive di scritte o marchi, e le tirò giù con un gesto fluido. Un brivido di freddo percorse la sua pallida pelle esposta, ma Moretti non batté ciglio: era un professionista, dopotutto, con un bonus annuo legato al numero di verifiche completate.

Con pantaloni e mutande alle caviglie e le gambe leggermente allargate, esponeva il cazzo flaccido, di dimensioni medie, circonciso per motivi igienici, o almeno così diceva il suo curriculum medico allegato agli atti.

Con un passo un po’ goffo, perchè inevitabilmente ostacolato dai pantaloni alle caviglie, Moretti si accomodò sulla poltrona, reclinando leggermente lo schienale per un’angolazione ottimale, poi si afferrò la minchia e la sistemò con mano esperta, srotolandoci sopra un profilattico ministeriale con numero di matricola, come ben illustrato dal manuale del protocollo (pagina 47, paragrafo “Posizionamento per massima fruibilità e visibilità video”). Si sistemò le mani sui braccioli, le gambe spalancate per facilitare l’accesso, e guardò Kwame con un’espressione neutra, da psicologo che invita un paziente a sdraiarsi sul divano.

“Bene, signor Osei, Ora può avvicinarsi.” disse Rossi con tono incoraggiante ma distaccato. “Le ricordo che la registrazione, audio e video, verrà effettuata contemporanemante da cinque punti diversi, sia per catturare ogni sfumatura della sua performance, sia perché si senta libero di muoversi e posizionarsi come preferisce, senza il timore di coprire l’inquadratura. Inizi pure quando si sente pronto. Dal momento il cui entrerà in contatto col pene del dott. Moretti, avrà 10 minuti di tempo. Può interrompere la verifica anche prima, ma le consigliamo di usufruire dell’intero tempo a lei concesso. Ricordi: dedizione e piacere sono ció che verrá valutato dalla commissione. Proceda pure.”

Kwame, madido e tremante, si alzò lentamente e si inginocchiò di fronte alla poltrona. Il suo viso era a livello del membro di Moretti, che ora, sotto le potenti luci, appariva come un prezioso reperto esposto in un museo. Chiuse gli occhi per un istante, immaginando spiagge, savane, i sobborghi di Accra o qualsiasi cosa non fosse questo… Poi si chinò in avanti. Fece un respiro profondo, fingendo malamente passione e iniziò.

Le sue labbra sfiorarono prima la punta, fuggevolmente come se stesse controllando se la minestra è bollente.

Poi, con un movimento goffo, lo prese in bocca, iniziando di botto un meccanico su e giù dal ritmo invariabile. Nella sua mente, era come succhiare un limone acerbo per vincere una lotteria.

Rossi, osservando da dietro la scrivania, annotava: Il soggetto mostra una tecnica estremamente basilare. Dedizione apparente: media.

Gemiti esagerati sfuggirono dalle sue labbra, resi grotteschi e simili a grugniti dalla sua voce gutturale. Le sue mani si posarono sulle cosce di Moretti, stringendo leggermente per simulare desiderio, ma le dita tremavano, tradendo il disgusto interiore.

Moretti, dal canto suo, rimaneva impassibile come una statua di cera: occhi semichiusi, respiri regolari, nessun incoraggiamento verbale oltre il protocollo. Il suo membro reagì lentamente, inturgidendosi quel tanto che bastava per rendere l’atto valutabile, ma senza eccessi. D’altronde si trattava di un atto amministrativo. Ogni tanto, un lieve sospiro sfuggiva dalle sue labbra, ma difficile dire se fosse di approvazione o di noia.

Rossi intanto annotava scrupolosamente sul suo taccuino ufficiale, un blocco A4 con intestazione ministeriale e righe pre-stampate per “Osservazioni Empiriche”.

Minuto 2:45. Il soggetto perdura nella suzione basilare. Assenza di sputi sul glande e di sguardi maliziosamente rivolti verso l’alto. Espressione facciale contratta, possibile simulazione di piacere. Dedizione apparente: bassa, con frequenti pause per deglutizione.

Kwame accelerò il ritmo, forse sperando di concludere il prima possibile, continuando ad emettere mugugni e a pronunciare parole che nella sua mente dovevano suonare come erotiche.

L’interpre traduceva preciso, con voce piatta e asettica.

“Mmmmh”
“Sì”
“Che bel cazzo!”
“Mmmmh… che buono!”

Minuto 4:30. Aumento di velocità. Compaiono movimenti circolari della lingua, ma rari, meccanici e privi di estro. Contatto oculare sporadico e probabilmente casuale. Il soggetto emette vocalizzazioni con intonazione monotona.

Cercando di guadagnare punti, Kwame portò le mani a massaggiare le palle di Moretti, ma mostrando palese riluttanza, come se stesse impastando del pane rancido. Moretti emise un grugnito basso al minuto 5:45, che Rossi annotò immediatamente: Reazione auditiva dal funzionario: grugnito di lieve intensità, non estatico. Il soggetto abbozza una manipolazione della sacca scrotale incerta e priva di carica emotiva. Dedizione del soggetto: bassa, con picchi di entusiasmo simulato.

Kwame sentiva la mascella indolenzita, la gola irritata, ma persistette, tentando in extremis di fare il colpaccio da maestro. “Per l’asilo, per l’iPhone, per i 35 euro al giorno” si ripeteva mentalmente come un mantra, infilandosi teatralmente in gola la nerchia non molto turgida del dottor Moretti. Il disperato tentativo di chi tenta un miserabile bluff con le ultime chips rimaste. Tossí, non riescendo a nascondere un chiaro conato.

Minuto 8:28. Maldestro tentativo di deep-throat, con riflesso faringeo evidente, chiaro indice di inesperienza di chi non padroneggia un’adeguata respirazione dal naso. Copiosa lacrimazione.

Kwame rallentò, esausto, limitandosi a leccate superficiali e svogliate, mentre Moretti aveva ancora il cazzo barzotto, ben lungi da una rubusta e solida erezione. Quando, in un ultimo guizzo di vitalità, tentò di risollevare la performance schiaffeggiandosi con la minchia del composto funzionario, venne colto dall’acuto cicalino che segnava la fine del tempo a lui concesso.

Rossi concluse le note: Minuto 10:00. Prova conclusa con stanco calo di entusiasmo, con ripego su una meno impegnativa stimolazione linguale, che appare svogliata e priva di trasporto. Tentativo maldestro e tardivo di swaffelen sul finale. Il funzionario non raggiunge l’eiaculazione e nemmeno un accenno di reazione vaso congestizia locale dell’organo sessuale che suggerisca il suo approssimarsi.

Come da protocollo, allo scadere dei 10 minuti, le telecamere e le luci si spensero automaticamente.

“Grazie, signor Osei.» disse Rossi, porgendogli un fazzoletto disinfettante e una bottiglietta d’acqua minerale. “Gradisce anche una mentina?”

Osei si abbandonò sul pavimento, in ginocchio, sedendosi sulle piante dei piedi, con le braccia molli, ansimando a bocca aperta e grondando bava.

Moretti si deterse e disinfettó la zona genitale con scrupolosa attenzione, si rialzò, tirò su mutande e pantaloni in un unico movimento fluido, allacciò la cintura e tornò al suo posto, appoggiato sui gomiti con le mani incrociate sulla scrivania.

“Adesso signor Osei, si ricomponga e mi ascolti con attenzione.”

Osei sembrò destarsi appena da una sorta di torpore, voltando lo sguardo verso i funzionari, sempre a bocca semiaperta, emettendo un lieve rantolo.

“Ai sensi del DM 6923/2026, la sua prova sarà sottoposto ad una commissione di valutazione, composta da tre esperti: un uomo eterosessuale, che si limiterà a valutare l’aspetto tecnico, un uomo omosessuale, per giudicare anche l’autenticità emotiva, e una donna, per fornire una prospettiva di massima neutrale e garantire parità di genere, in ottemperanza alle direttive UE sulla diversità. Ognuno di loro formulerà una valutazione su una scala da 1 a 10. La prova si considera superata con una media del 6. Ha domande, signor Osei?”

“Ggggh” rantolò Osei, prima di vomitare sul pavimento.

“Ggggh” tradusse zelante l’interprete.

Rossi, imperturbabile, si chinò sui fogli e aggiunse due righe.

 

Due settimane dopo, in una sala riunioni con caffè tiepido e biscotti secchi sul tavolo, la Commissione si espresse sul fascicolo Osei.

Primo, l’etero: Alberto Cellai, un ingegnere meccanico prestato alla burocrazia, con espressione e gestualità da uomo pratico. Si schiarì la gola, sfogliando le sue note come se stesse diagnosticando un guasto al motore.
“Bah, signori, dal punto di vista meccanico, il pompino potrebbe essere quasi sufficiente: ritmo costante, pressione adeguata, nessun errore grossolano come rigatoni o morsi accidentali, ma sembra chiaramente più un dovere che un piacere. Manca completamente di fluidità naturale. Notate al minuto 2:15: la lingua gira come un tergicristallo inceppato, non come un pistone ben oliato. E l’espressione? Distaccata, occhi che vagano come se stesse cercando qualcosa nella stanza. Voto: 4/10. Ci prova, si vede l’impegno, ma manca palesemente della basi più rudimentali.

Secondo, l’uomo gay: Fulvio Lombardi, attivista con piercing al septum e una sciarpa arcobaleno drappeggiata sulla sedia, quasi come se si sentisse in obbligo di ricordare la sua qualifica.
“Assolutamente forzato! Manca quella scintilla, quel trasporto che separa un vero pompino da una sega fatta con la bocca. Male, per giunta. Manca la scioltezza che deriva dal gusto e da un vero desiderio, manca fantasia, mancano variazioni di ritmo, tocchi creativi… Via, siamo seri… questo tizio trascura completamente il perineo, ciancica lo scroto come se stesse tastando la frutta al mercato per vedere se è matura e nemmeno si avvicina con le dita al buco del culo! Sembra un turista in qualche paese di sudici, che assaggia il cibo locale per educazione, un boccone qui, un leccata lì, ma con il naso tappato e gli occhi chiusi. E quei gemiti? Ma dai… Falso come una borsa Gucci con la cucitura di colore diverso dalla pelle. E le mani? Anzichè dedicarsi a titillare come Cristo comanda, si aggrappano goffe alle cosce come ad un salvagente in mezzo al mare. Aberrante e inaccettabile. Manca l’empatia, la connessione, il desiderio, quel je ne sais quoi che inevitabilmente emerge da una reale brama di cazzo. Voto: 1/10. Se questo è gay, io stasera me ne vado a puttane sulla tangenziale.”

Terza, la donna: Anna Corinna Sanquerini, psicologa con occhiali alla moda e un taccuino pieno di scarabocchi nervosi, seduta a gambe incociate come ad una terapia di gruppo.
“Dal mio punto di vista femminile, noto una totale mancanza di empátheia: il soggetto appare talvolta distaccato, come se stesse pensando ad altro, e talvolta al contrario con eccessiva foga maldestra. Credo soffra di disturbo dell’attenzione. La tecnica è meno che basilare. L’esecuzione tradisce l’improvvisazione di uno studente interrogato che non ha studiato. Tuttavia va considerato che appartiene ad una minoranza etnica discriminata che deve confrontarsi col suo afferire ad un’ulteriore minoranza discriminata. Per giunta proviene da un paese fortemente omofobo che certamente offre scarse possibilitá di potersi esercitare nella pratica. Tanto varrebbe chiedergli di saper sciare. Ho fiducia nella sua buona fede. I suoi occchi sono sinceri.  Voto: 8/10. Va premiato il coraggio di accettarsi e mostrarsi finalmente per ció che si è davvero, affrontando con orgoglio il rischio di sbagliare.”

Media finale: 4,33/10.

Richiesta respinta.

 

Pochi giorni dopo, a chilometri di distanza, Kwame Osei venne accompagnato all’areoporto da due Carabinieri dall’aria annoiata di un impiegato delle poste il 24 dicembre.

Il biglietto low cost per il rimpatrio, gentilmente offerto dallo Stato italiano, prevedeva una pacchetto di scali selezionati con efficienza da un moderno software per evitare qualunque spesa inutile per le casse pubbliche.

Roma – Istambul

6 ore di scalo

Istambul  – Chisinau

14 ore di scalo

Chisinau – Baku

8 ore di scalo

Baku – Ankara

13 ore di scalo

Ankara – Islamabad

9 ore di scalo

Islamabad – Dacca

Arrivo a destinazione.

 

Piú o meno nello stesso momento in cui Kwame stava decollando da Roma, Prospero De Santis, impiegato dell’ufficio immigrazione della Questura, che si occupa dell’acquisto dei biglietti per i rimpatri, entró nell’ufficio del collega Bonanni.

“Aó Boná… Maaa… Senti ‘na cosa… Ma a capitale der Ghana… come se chiama?”

“Boh, me pare Acca, Bracca… Na robba del genere…”

“Pole esse’ Dacca?”

“No, quella me sa che sia a capitale der Bangla. Ma perché?”

“No, cosí pe’ curiositá.”

5 Commenti

  1. Pacciany
    Postato il 3 Febbraio 2026 alle ore 14:38 | Link diretto

    Dioboja, che piacere scoprirvi ancora vivi!
    Pensavo foste morti dissanguati dal culo in un bordello di Bangkok.

  2. Mbaye
    Postato il 3 Febbraio 2026 alle ore 14:40 | Link diretto

    Sicuramente era guel colione di mio cugino. Lo ho detto lui di non fingersi frogio ma come al solito non mi ascolta.

    Pazienza pausa finita, torno al lavoro che ho ancora un cadavere da vestire.

  3. Glande purpureo
    Postato il 4 Febbraio 2026 alle ore 14:00 | Link diretto

    Richiedo formalmente un intervento del dott. Bianco Candore.

  4. Pellizzaro
    Postato il 4 Febbraio 2026 alle ore 16:49 | Link diretto

    Giushtizia ha shtata fatta, mannaggiamaronn

  5. Postato il 4 Febbraio 2026 alle ore 20:36 | Link diretto

    Posso prenderlo con me nell’azienda, cosí magari mi rilasso e lui fa pratica.

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