Archivio Autore: Inphame

Le cronache di Pellizzaro – parte III

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Categoria Disagio urbano

N.d.L: Quella che state per leggere è  la terza parte della raccolta delle avventure di Pellizzaro, una versione rivista e corretta di aneddoti originariamente scritti come commenti da un lettore, adesso diventato autore (prima e seconda parte).

 

 

 

 

Oggi pomeriggio i pellizzari hanno svuotato giù dalla finestra il contenuto della scopa elettrica, cioè polvere, peli, briciole, blatte, cazzo, merda e tutto ciò che puoi raccogliere su un pavimento che probabilmente viene pulito una volta ogni eclissi solare.

Per carità, nulla di diverso da ciò che hanno sempre fatto, se non fosse che stavolta nel cortile, proprio sotto la loro terrazza, c’era un condomino che stava verniciando le porte. Read More »

Le cronache di Pellizzaro – parte II

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Categoria Disagio urbano

N.d.L: La seguente raccolta comprende la versione rivista e corretta di aneddoti originariamente scritti come commenti da un lettore, adesso diventato autore. Nel primo articolo potete leggere l’antefatto.

 

Nuova scenata di Pellizzaro raccontatami poco fa dal vicino della casa accanto.

Il caro Pellizzaro, essendo terrone, risulta ovviamente invalido e quindi ha il tagliando per gli appositi parcheggi, anche se ancora nessuno ha capito quale sia il suo handicap, oltre a quello di essere appunto terrone.

Nel nostro condominio c’è una famiglia che si traferisce altrove e l’altro giorno c’era il camion della ditta che sta facendo il trasloco. Dovendo caricare, si sono piazzati proprio davanti all’ingresso, occupando in parte anche il parcheggio che il buon Pellizzaro ritiene sua proprietà privata.

Mentre se ne stanno lì a sfacchinare al caldo di agosto, arriva il mariuolo sulla sua vecchia classe A e comincia a suonare sguaiatamente perché si spostino.

Al che uno dei facchini si avvicina e gli chiede cosa vuole, così il selvaggio comincia a inveire dicendo che lui deve parcheggiare e che loro gli stanno bloccando il posto.

Il facchino risponde educatamente che hanno occupato solo un pezzetto della spazio e che facendo due manovre ci può entrare comunque senza problemi, mentre loro col camion e la roba da caricare sono un po’ in difficoltà, ma Pellizzaro non sente ragioni e vuole che gli facciano posto.

Il facchino allora gli fa notare che poco più avanti e più indietro c’è un sacco di posto, visto che effettivamente siamo in piano agosto e la strada è semideserta.

A quel punto Pellizzaro comcia ad urlare e a napoletaneggiare che il parcheggio è suo, che glielo devono liberare , che non c’è più rispetto per gli invalidi e gli farebbe provare cosa vuol dire essere al posto suo e altre cazzate del genere.

Vi prego di notare che la seguente scena è avvenuta tra un improduttivo fancazzista parassita finto invalido, seduto nella sua macchina col condizionatore acceso, e un facchino sudato intento a caricare mobili sotto il sole di agosto.

Il suddetto facchino allora perde le staffe e comincia a rispondergli quello che si merita, finchè non arriva un suo colloega un po’ più furbo che si avvicina a Pellizzaro e gli fa “Buongiorno signore. Guardi… se non le riesce di parcheggiare, se vuole possiamo parcheggiargliela noi.”

A quel punto Pellizzaro, punto nel vivo della sua terrona virilità, parte sgommando e non parcheggia nè lì, nè più avanti nella via. Semplicemente se ne va facendo rombare inutilmente il motore a testimonianza del suo essere un vero uomo.

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Le cronache di Pellizzaro – parte I

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Categoria Disagio urbano

N.d.L: Il seguente racconto è la versione rivista e corretta di uno scritto originariamente postato da un lettore, sotto forma di commento ad un nostro articolo. Successivamente si è messo in contatto con noi e la sua prosa fresca e avvincente (ma soprattutto il fatto che i nostri autori siano ultimamente produttivi come un finto invalido di Secondigliano) ci ha convinto ad accoglierlo nello staff.

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Cari laydi, voglio narrarvi questa vicenduola.

Dovete sapere che nel mio condominio vivono dei napoletani, noti un po’ a tutti il quartiere per essere dei selvaggi poco inclini al viver civile. L’allegra famigliola di subumani comprende il padre fancazzista, la madre che somiglia ad una zingara e tre figli: un maschio analfabeta manovale/facchino/strusciamuri/sempreinmalattia, una femmina che studia al liceo (sembra l’unica sana della tribù) e poi c’è “la figghiola” [sic].

E’ virgolettato, perchè loro veramente la chiamano così, con l’articolo “la”, quasi che avesse un titolo preferenziale rispetto all’altra.

Titolo preferenziale una bella sega, in realtà, dato che, per qualche strano motivo partenopeo, mentre gli altri due figli conducono una vita abbasatanza normale, la figghiola non studia, non lavora e la tengono (tenevano) sempre chiusa in casa, lasciandola uscire solo per buttare lammunnizz e fare qualche compera nei negozi dei dintorni. La figghiola è brutta e sciatta quanto la madre, dimostra almeno 15 anni in più, parla quasi solo in napoletano, nonostante sia nata e cresciuta qui, ed è dura di cervello come le pigne verdi.

Fatto sta che, a forza di andare al bar latteria all’angolo, è entrata più o meno in intimità con Giuseppe, un altro napoletano che frequentava il baretto.

Questo Giuseppe era un personaggio veramente disgustoso: stava sempre al bar perchè non aveva un cazzo da fare tutto il giorno, siccome non aveva mai un soldo era sempre intento  a scroccare bevute, sigarette e spiccioli da giocare alle macchinette, sempre sudicio e maleodorante, ha una figlia da una mezza mongoloide delle case popolari, di cui si è sempre disinteressato e, ai tempi, aveva un furgone vecchio, scassato e fermo da una vita, in cui dormiva quando veniva cacciato dalla gente presso cui si accampava. Read More »