Lunga storia triste

Sezione: Disagio urbano

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E’ l’inizio di maggio, mi sono appena lasciato e finisco con un amico ad una festa universitaria. Bevo come una spugna, probabilmente mi drogo pure, do di fuori di brutto, rimorchio una tipa e finisco a casa sua a scoparmela in ogni orifizio. Mi ricordo veramente poco di quella sera, per cui immagino vorrete perdonare la pochezza narrativa di queste righe introduttive.

Fatto sta che il giorno dopo mi sveglio a letto in una casa sconosciuta, con la vescica che mi scoppia e dei terribili postumi: nausea e conati, testa che rimbomba, occhi che pulsano e incrostati di cispa, visto che la sera prima non mi sono certo curato di togliermi le lenti a contatto. Me la prendo col Cristo e la sua mammina santa per quanto faccio schifo, mi alzo sui gomiti e cerco di rimettere insieme le idee, trattenendo al contempo gli infernali conati che mi assaltano.

Mi guardo intorno ancora assonnato. La stanza è un napolaio di prim’ordine: niente mensole e tutto quello che normalmente dovrebbe starci sopra (libri, dischi, ecc) è appoggiato a terra, vari scatoloni di cartone sembrano supplire all’insufficienza del piccolo armadio e, in generale, roba rammontata ovunque. Sulla parete fa bella mostra di sè un poster di Bob Marley e l’aria è densa di uno strano indefinito fetore, come di cane bagnato e cassonetto al sole.

Ho un brivido. Che razza di troll può abitare questa spelonca?

Guardo alla mia sinistra e mi trovo sotto gli occhi una ributtante panzona coi rasta, che evidentemente la sera prima mi doveva esser sembrata quantomeno accettabile. La buzzona dorme sdraiata sulla pancia, col lenzuolo a metà culo, il che mette bene in evidenza il lardo che straborda sui lati come un immondo budino schiacciato, le smagliature, la cellulite e il tatuaggio sulla schiena Non mi avrete mai come volete voi, motto a cui mi pare si stia attenendo con lodevole corenza.

La vista della suina mi desta come una secchiata di acqua diaccia.

Voglio andarmene. Mi sento sporco, disgustato e voglio togliermi di dosso qualunque traccia dei fluidi corporei quella indegna lardosa. E devo anche pisciare con estrema urgenza. Mi alzo nudo come un baco e mi metto in piedi di scatto.

Arriva un conato pesante. Una boccata acidula che ributto indietro con uno sforzo immane.

Percorro la stanza saltellando come se fosse un campo minato, sul poco pavimento non occupato da vestiti, scarpe, fogli, ceste, portaceneri pieni e ciarpame vario non meglio definito.

Intravedo anche un disco dei Sud Sound System. Via, cazzo! Via!

Apro lentamente la porta. Altro conato prepotente, tenuto a bada con denti stretti e sibilanti bestemmie.

Sulla sinistra ci sono diverse porte chiuse. Probabilmente le camere dei coinquilini. Tutto tace. Sulla sinistra il bagno.

Entro in bagno di corsa, socchiudo la porta, mi piazzo davanti al cesso e mi afferro il cazzo con la foga di chi sta per scoppiare.

Nel momento in cui lo scappello, sento strappare, come se mi stessi togliendo un cerotto.

Abbasso lo sguardo assalito dall’orrore: il glande e la prima parte del prepuzio sono pieni una roba scura, distribuita in maniera irregolare e accumulata principalmente sotto il cornicione.

CAZZO, E’ MERDA! LA MERDA DELLA CICCIONA!

Acidi succhi gastrici risalgono di nuovo, violenti e arroganti. Appoggio la testa al muro e le mani sulla cassetta dello sciacquone, sudando freddo e cercando di mantenere il controllo su tutto quello schifo.

Calma, dioserpe! Calma! Ignora quella merda. Agisci in modo sensato. Prima lo fai e prima te ne andrai da questo incubo di grasso, dreads e merda.

Sputo il rigozzino, blocco i conati successivi, mi riprendo il cazzo in mano senza guardarlo e scarico l’oppressa vescica, pisciando un po’ dove capita.

Mi sciacquo il viso con l’acqua fredda e mi guardo allo specchio, chiedendomi che cazzo posso aver fatto la sera prima per ritrovarmi in quel letamaio ed essermi accoppiato con quel raccapricciante bidone dell’umido.

Vorrei farmi una doccia. Lo vorrei tanto, ma devo andarmene. Non voglio restare lì un secondo più dello strettamente necessario. E lavarmi almeno il cazzo è necessario.

Mi siedo sul bidet per scrostarmi via quell’orrore secco. Esattamente mezzo secondo dopo aver provato la piacevole sensazione dell’acqua tiepida vengo aggredito da una puzza oscena: la merda secca, una volta bagnata è tornata a nuova vita, liberando tutto il suo ributtante aroma.

Stavolta non ce la faccio. Nemmeno le provvidenziali mani sulla bocca possono niente. Il vomito risale copioso e potente, travolgendo qualunque minima resistenza ed esplodendo dalla mia bocca sul muro, sul rubinetto del bidet, sul pavimento e sul tappetino. Evidentemente devo aver mangiato anche qualcosa ieri sera, visto che l’abominevole miscela di succhi gastrici e alcool del Lidl è costellato da strani pezzettoni che colano giù lungo il muro davanti ai miei occhi.

Il puzzo di merda si mischia a quello del rigurgito. Vomito ancora senza più controllo, con la testa appoggiata al muro e le braccia abbandonate sui lati, rassegnato ad attendere che il mio stomaco si plachi.

Devo andarmene da qui. Voglio scordare questo orrore.

Afferro un asciugamano a caso, mi pulisco il cazzo ancora sporco di merda e le mani piene di vomito, dopodichè lo getto nel lavandino.

Di corsa rientro in camera e torno ad inalare il puzzo che ha accompagnato il mio lieto risveglio: un lezzo di sudore fresco, sudore vecchio, vestiti non lavati, fumo e sa il cristaccio cos’altro.

Mi rivesto di corsa coi miei vestiti recuperati dal quel troiaio sul pavimento, senza nemmeno curarmi di fare silenzio. La scrofa se la dorme talmente profonda che probabilmente non si sveglierebbe nemmeno in mezzo al bombardamento di Sarajevo.

Manca un calzino che non riesco a trovare. Cerco ancora, razzolando a giro, ma il bastardo non si trova.

Magari è rimasto sul letto. Afferrò il lenzuolo e lo tiro via, scoprendo materasso e cicciona.

ANCORA MERDA!

Lo sfintere della buzzicona, sotto l’effetto di troppo alcol, droga e cazzo, evidentemente durante il sonno ha ceduto, aprendo la chiusa e liberando il suo immondo ripieno.

Merda tra le natiche della lardosa e tra le sue gambe leggermente divaricare, merda sulle sue cosce, sul letto e sul lenzuolo. Merda nella mia anima non più innocente.

Buongiorno, sono il tuo amico vomito e ritengo che il momento sia opportuno per tornare a farti visita. 

Ancora vomito. Inarrestabile. Sul letto, sulla roba per terra, su vestiti, su libri e nella dannata mezza noce di cocco usata come portacenere.

Merda e vomito. Vomito e merda.

Basta!

Fanculo il calzino. Mi infilo gli anfibi con un calzino solo e me ne esco calpestando il vomito e qualunque altra cosa sul pavimento. Vomito anche nell’ingresso e un po’ nelle scale.

Esco dal palazzo e mi trovo in una zona che non conosco. E’ circa mezzogiorno. Vomito un’ultima volta davanti ad una nonna col nipotino. Cammino in una direzione a caso per qualche minuto, poi trovo una panchina e mi ci butto per prendere il tempo di calmarmi, rilassarmi e rimettermi un minimo in sesto. Finisce che mi addormento e vengo svegliato due ore dopo da una telefonata. E’ il mio amico della sera prima.

Amico: Buongiorno cazzone, come stai?
Io: Una merda, grazie!
Amico: Immagino. Sai, ho anche pensato di impedirtelo, ma poi ho pensato sarebbe stato più divertente lasciarti fare e poi farmi raccontare la tua esperienza di degrado con quella luridona.
Io: Io ti spello vivo e ti rotolo nel sale!
Amico: Sì, ma quando andiamo bere una birra che mi racconti tutto?
Io: Domani, che stasera con cazzo che ingerisco alcool. E ora vai in culo!
– blip –

Questa storia ci insegna che è importante avere delle mensole in camera.

15 Commenti

  1. DVCEFINZIO
    Postato il 1 agosto 2017 alle ore 09:41 | Link diretto

    Storia breve ma intensa.
    Also, primo.

  2. Sborroinani
    Postato il 3 agosto 2017 alle ore 18:30 | Link diretto

    Per me la buzzona è morta. Il prolasso degli sfinteri post mortem è un chiaro segno.

  3. Verderame
    Postato il 4 agosto 2017 alle ore 14:22 | Link diretto

    Probabilmente era morta già prima che il nostro eroe ci inserisse dentro la nerchia.

  4. Apinodimacerie
    Postato il 3 agosto 2017 alle ore 18:31 | Link diretto

    Le risate, diocane!
    Le risate!

  5. Pastore
    Postato il 3 agosto 2017 alle ore 19:50 | Link diretto

    Io, prima di andarmene, le avrei sburrato sulla schiena, per poi impastarla con la merda e spalmare la mistura su tutto il suo grasso corpo sfatto.

  6. Postato il 3 agosto 2017 alle ore 22:48 | Link diretto

    Quei froci degli astemi devono spassarsela alla grande.

  7. Pinolo
    Postato il 5 agosto 2017 alle ore 04:06 | Link diretto

    Questo è quello che ti meriti ad andare alle feste di studenti pugliesi.

  8. Giulia Degrado
    Postato il 5 agosto 2017 alle ore 16:36 | Link diretto

    Capita a tutti, da sbronzi, di scoparsi qualche roito, ma il seguito è una roba da olimpiadi del degrado.

  9. Lurydo
    Postato il 5 agosto 2017 alle ore 23:20 | Link diretto

    Quanto degrado, dioboja. Degno dei vecchi tempi di Laydo!
    Comunque gli studenti pugliesi sfattoni sono veramente la merda più nauseante. In questo racconto ne sono stati elencati tutti i tratti più salienti:
    – musica reggae;
    – fumo;
    – rasta;
    – disordine da casa disabitata occupata da extracomunitari;
    – mezza noce di cocco usata come portacenere;
    – Sud Sound System.

    E scommetto che la cicciona lurida aveva una fascia multicolore di tessuto leggero che teneva nei capelli, nonché un paio di pantaloni larghi bracaloni da clown (che ora usano i ridicoli buskers che fanno i giocolieri per strada), le perline in alcune trecce di rasta, e una canottiera nera con le spalline sottili.
    Non so perché, ma dev’essere così.
    Cazzo, quanto li odio! Loro e il loro Salento di merda, le loro serate intorno al fuoco, il loro bere vino scadente dentro delle bottiglie di plastica (di plastica, porco dio! Persino al Lidl hanno la decenza di metterlo nel tetrapak!!), il tutto come se fosse una cosa alternativa da persone a cui piacciono le cose semplici e che hanno trovato la pace interiore, quando in realtà quella pace interiore non è altro che dosi massicce di droghe varie.

    Niente in contrario a ubriacarsi di alcol scadente e impizzarsi di droghe, per carità, ma il modo in cui lo fanno loro è incredibilmente fastidioso, come se stessero facendo qualche rito tribale per la felicità invece di ammettere di sfasciarsi come tutti i comuni mortali.

  10. Verderame
    Postato il 9 agosto 2017 alle ore 16:30 | Link diretto

    Lei sottovaluta i calabresi che, nonostante non abbiano la legittimazione dovuta al Salendusolemareiendu, sono comunque un cancro sociale di pseudo cultura, enclavi di degrado nel tessuto sociale del centro nord, psedo cultura da due soldi e 35 anni al secondo anno di scienze pilitiche o al corso per mediatore culturale.

  11. Smegma Araldico
    Postato il 9 agosto 2017 alle ore 19:07 | Link diretto

    L’erasmus al nord è impegnativo.

  12. Smegma Araldico
    Postato il 9 agosto 2017 alle ore 19:05 | Link diretto

    Del delizioso degrado.
    Delizioso.
    Porcodio.

  13. SteveJobby
    Postato il 11 agosto 2017 alle ore 09:52 | Link diretto

    Chissà perchè solo i catenacci ti danno il culo, mai le fighe

  14. Postato il 11 agosto 2017 alle ore 20:57 | Link diretto

    Ma i pezzetti di merda e smegma sui peli pubici tra scroto e buco del culo sono restati o ti sei lavato bene bene?

  15. Lurydo
    Postato il 16 agosto 2017 alle ore 23:43 | Link diretto

    Fortunatamente non ho mai avuto a che fare con la razza calabrese. Ma da quello che mi dice lei (e anche altri) fanno effettivamente schifo.
    Mi piace comunque questo fuoco ad altezza uomo su studenti pugliesi e calabresi, il consueto martellamento sui napoletani stava perdendo vigore.
    Per non parlare della incredibile perdita della mole di 200 commenti in calce all’articolo “Smaltimento rifiuti: Napoli insegna”, un meraviglioso flame tra gente civile e napoletani analfabeti.

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