Cinque uomini, un cadavere e un cazzo in mano: dramma in 4 atti

Sezione: Disagio urbano

Era qualche anno fa. Il sottoscritto studiava all’università e tirava su due soldi facendo quello che capitava. In quel periodo lavoravo per un’impresa di pompe funebri: vestire i morti, chiuderli nella bara, portarli in chiesa e al cimitero, fingerti empatico con i parenti, assecondare le loro richieste del cazzo, che non sia mai che il morto ci resti male… quelle cose lì, insomma.

Fu una grigia e piovosa mattina di autunno che io e compari venimmo spediti ad un funerale, nella rupestre e rurale campagna a nord di Prato. L’allegra quando malaugurata armata Brancaleone era composta, oltre a me, da:

  • Pasquale: un lardoso terrone dalla non meglio precisata provenienza, stupido e ignorante come le bestie. Nonostante vivesse in Toscana da più di 30 anni, si esprimeva esclusivamente in quella inascoltabile mistura di indefinito terronide e pratese, tipica degli emigrati che non hanno mai imparato l’italiano, nè a casa loro nè qui.
  • Christian: un tossico talmente rincoglionito da cocaina e pasticche da sembrare più un handicappato mentale che un drogato. Aveva ottenuto il lavoro grazie all’intercessione di qualcuno dei servizi sociali, per la gioia dei suoi familiari, visto che quando non aveva i soldi si vendeva qualunque cosa trovasse in casa per pagarsi la droga. Di nobili natali: la madre era una vecchia mignotta locale e il padre un catanese che faceva i portafogli sul 20.
  • Leonardo: un segaligno e attempato frocione che somigliava a don Diego de la Vega con 30 anni in più. Spocchioso, supponente e con la toscanissima abitudine a non prendere nulla sul serio e a sfottere il prossima ad ogni occasione. Un mito!
  • Mbaye: un bravo ragazzo senegalese, il più serio e affidabile del gruppo, ma soverchiato dal preponderante disagio.

ATTO I

Arriviamo di buon’ora a casa del morto e, appena parcheggiato, Christian inciampa scendendo dalla macchina e crolla rovinosamente sull’asfalto bagnato, sporcandosi il vestito ed esprimendo il suo disappunto con una roboante bestemmia.

Christian: MAPPORCODDIO!
Mbaye: Shhh… ghe urli?!?

Mentre Mbaye cerca di calmare il tossico, Pasquale apre il cancellino ed entra nel cortile.

YAP YAP YAP GRRR YAP YAP

Salta fuori all’improvviso uno di quei merdosi canini tipo chiuaua, che più sono piccoli e più sono stronzi e aggressivi. Io personalmente li farei sterminare di notte da appositi squadroni della morte. Quell’orrendo aborto di toporagno abbaia, ringhia e mostra i denti.

Pasquale: Maronn’ guarda bellin’ iccanin’…

GRRR YAP YAP YAP YAP YAP

Pasquale: No no, statte buon’ che siamo amici!

GRRR GRRR GRRRRRRR

Pasquale: Vienn’ accà che ti facc una harezz’!

Come allunga la mano verso di lui, l’infame bestia scatta in avanti e lo azzanna a fondo.

Pasquale: AAAAAGH! DIOGGANE!
Io: Shhh, zitto cazzo! Ti ci metti anche te?
YAP YAP YAP YAP YAP
Paquale: ZITTO UN GAZZ’! QUICCANE DIMMERDA MI HA MOZZICAD’ LA MAN’!
Io: Così impari a prederlo subito a pedate, invece di fargli le feste.
YAP YAP YAP GRRR YAP YAP

Arrivano anche gli altri.

Mbaye: Ragazzi, fade biano!
Christian: MA TI SANGUINA LA MANO, DIOCANE!
Io: Shhh! Zitto bestia!
Leonardo: Ihihihih…
Pasquale: MA CHE CAZZ RIDI, RICCHIUN?
YAP YAP YAP YAP YAP GRRR
Mbaye: Ragazzi, ber favore…
YAP YAP YAP YAP YAP
Christian: Ora ci penso io a questa bestia di merda!

…esclama lo scemo, afferrando una pala appoggiata al muro.

Io: Fermo! Che cazzo fai? Sei uscito di capo?
Leonardo: Ahahahah…

Ma cosa fate? chiede una voce dall’alto.

Da una finestra del primo piano, una donna di mezza età si trova davanti alla seguente scena: cinque sconosciuti nel suo cortile, vestiti come le iene di Tarantino, di cui uno brandisce una pala mentre un altro cerca di fermarlo, uno impreca sanguinando da una mano e uno ridacchia da solo in un angolo. E poi c’è anche un negro che, in generale, a trovarseli in casa non fa mai piacere.

La scena si congela in silenzio per uno o due interminabili secondi.

Io: Buongiorno signora! Siamo della *********. Ci scusi, ma c’è stato qualche problemino.
Donna: Scusi, ma lei cosa fa con la pala?
Christian: No… io… cioè, porcamad…
Io: Nulla signora. Il collega ha urtato la pala passando, l’ha fatta cadere e la stava rimettendo a posto.
Christian: Sì sì, quello lì…
Donna: E lei che ha fatto?
Pasquale: E STAD’ QUEL CAZ…
Leonardo: Prrr
Io: Si è fatto male nello sportello della macchina. Sa, la distrazione…
Donna: Vabbè, vi apro.

ATTO II

E’ una casa di vecchi e ha quel caratteristico lezzo che subito ti stupra le narici e ti prende alla gola: sudicio, sudore stagionato, naftalina, colonia e finestre sempre chiuse per paura dei ladri e dei malanni. Non a caso i parenti sono tutti nella veranda su un terrazzone e in casa sono presenti solo la figlia del morto (quella della finestra) e la moglie, seduta su una sedia a rotelle che ci guarda male e bofonchia roba tra sé e sé.

Mbaye: Buongiorno zignora!
Vecchia: Unf…
Leonardo: Unf anche a lei, signora.

Il morto è sul letto in camera e lì la puzza si fa asfissiante. Pare ci abbia cacato il diavolo in persona. Con nonchalance mi avvicino alla finestra e faccio per aprirla.

Donna: No, fermo!
Io: Prego?
Donna: Non apra la finestra che fuori fa freddo e Giannino si potrebbe ammalare.
Io: Giannino?
Donna: Sì, è vecchio e malato.

La donna indica in un cane accucciato in una cesta, talmente immobile che nessuno di noi l’aveva notato. Ha evidentemente tre zampe nella fossa e di certo ha dato un importante contributo ad appestare la mefitica aria della stanza.

Donna: Io torno dai parenti. Se avete bisogno, chiamate.
Mbaye: Va bene zignora. Grazie.

La tipa esce e socchiude la porta. Noi, con le lacrime agli occhi e il conato costante a causa del ributtante tanfo, cominciamo a spogliare il corpo del morto per pulirlo e cambiarlo.

Pasquale: Maronn’ ghe puzz’…
Leonardo: Sì, perchè immagino che quella topaia in cui vivi da accampato invece odori di violette.
Pasquale: MA HE CAZZ TUVVUOI FINOCCHIO? Guard’ heccasa mia è niccentr’ storig’.
Leonardo: Sì, un sottoscala nella via dei negri. Ahahah.
Mbaye: Ghe gazzo ridi? Ghe boi magari ci vai anghe du a gergare i gazzi neri, gome duddi frogi?
Leonardo: Figuriamoci… me ne tengo bene alla larga. Solo cazzi bianchi per me. E non terroni, grazie.
Pasquale: Tuppigli per iccul’, ma tand’ tullosai che io song’ un vero stallon’, te piacirebb’ signorin’.
Leonardo: Caro lei, io sarò una signorina e tu uno stallone, ma sarei pronto a scommettere che, pur essendo frocio, ho trombato più donne io di te.
Pasquale: Seee… ma guand’ mai?
Leonardo: E non contano le negracce sullo stradone.
Pasquale: Guard’ che io teng’ pur la donn’.
Leonardo: Ma chi? Quella mezza ritardata da serate latino americane che si sputtana la pensione della madre alle slot machines? I miei complimenti Pasquale. Come l’hai conquistata? Agitandole davanti al naso mezzo pacchetto di MS?
Pasquale: Ma sai un cazz’ tu che vole di’ esser un omm’ vero.
Leonardo: Tu non sei un uomo vero. Tu sei un grasso ominide che si massacra dalle seghe, che infila il cazzo in qualunque buco non opponga troppa resistenza e che, se adesso fosse solo, probabilmente si scoperebbe anche il vecchio morto. E probabilmente, dopo averci eiaculato sopra, lo baceresti teneramente e ci dormiresti abbracciato, sognando una dolce e bella fidanzatina ventenne.
Mbaye: Ma ghe sghifo!
Io: Cazzo, tu sei malato. Devo ricordarmi di offrirti una birra per questa immagine poetica.
Christian: Ragazzi…
Leonardo: Preferisco un buon rum grazie.
Christian: Ragazzi…
Pasquale: Ma vaffancul’ ricchion’!
Leonardo: E se non ci fosse il vecchio probabilmente ti scoperesti anche il cane moribondo.
Pasquale: Sient’ammè vecchio frocio…
Leonardo: Certo, non sarebbe comunque meno igienico di quei vetusti bidoni dell’umido leopardati che ti fai di solito. Chissà che orrende passeracce deformate da anni e anni di cazzi di terza scelta, probabilmente africani, e infezioni alle vie urinarie.
Christian: Ragazzi…
Leonardo: Ma lo sanno gli altri di quella volta che ti si riempì il cazzo di bolle e ti gocciolava di poltiglia giallastra e puzz…
Christian: RAGAZZI, DIOCANE!

Alziamo gli occhi verso Christian e poi ci giriamo indietro, seguendo la direzione del suo dito.

La vecchia sulla sedia a rotelle è lì sulla porta che ci fissa, con la testa reclinata da una parte, lo sguardo storto e glaciale e il mento che quasi le tocca la punta del naso.

Io: Ehm… salve signora, ha bisogno?
Vecchia: Mmmng… sbrof…
Io: Come scusi?
Vecchia: Gnnnn… Mmmng… sbrof…
Io: Mi scusi, ma non capisco.
Leonardo: Ma è chiarissimo. Ha detto gnnnn mmmng sbrof.
Io: Ihihihehm…etciù… Mi scusi. Aspetti che chiamo sua figlia.

ATTO III

Allontanata la vecchia, chiudiamo la porta.

Io: Christian, abbi pazienza, ma da quanto tempo era lì la vecchia?
Christian: Eh… boh… più o meno da quando se n’era andata quell’altra.
Io: Cioè è stata lì per tutto il tempo a sentir parlare di zoccole, di fiche infette, di cazzi pustolosi che grondano e di sburrare in culo a suo marito morto e al cane moribondo? E tu l’avevi vista?
Christian: Eh, sì…
Io: E non hai ritenuto opportuno avvisarci, mentre questo degenerato fantasticava a voce alta su Pasquale che si fotte il morto di casa? Amico mio, sei veramente un coglione!
Christian: Ma io… cioè… ci ho provato ad avvisarvi… ma voi…
Leonardo: Tesoro, bisogna che qualcuno ti spieghi una cosa. Tu. Sei. Scemo.
Christian: Sì, vabbè…. andate affanculo!
Mbaye: Zi davvero, zei brobrio un goglione!
Leonardo: Visto? Te lo dice anche il negro. Vedi te come sei messo bene.
Mbaye: Lui è un goglione ma du fai sghifo!
Io: Visto? Te lo dice anche il negro. Vedi te come sei messo bene.
Leonardo: Via, vediamo di far veloce qui, che voglio prendere una boccata di aria fresca.

Pulito e vestito il cadavere, scopriamo che la cintura che ci hanno dato è troppo corta e non chiude su quella lardosa buzza gonfia. Mbaye esce e va a chiederne un’altra alla figlia.

Christian: Ma se provassimo a tirarla un po’?

Detto questo, sale sul letto, piazza un ginocchio sulla pancia del morto e comincia a tirare la cintura, cercando di arrivare al primo buco.

Io: Sai, non mi pare una grande idea.
Leonardo: Nemmeno a me. Credo che dovremmo fermarlo, ma sono troppo curioso di vedere cosa succede.
Christian: Gnnn…
Io: Christian, io smetterei.
Leonardo: Sai se entra la figlia e ti trova con un ginocchio piantato nei lardi del suo vecchio?
Christian: Gnnn… manca… poco…
Io: Christian…
Christian: Eccoci quasi…
Leonardo: Sei il nostro eroe.

Il coglione dà uno strattone alla cintura, perde la presa e cade all’indietro.

Su Giannino.

TOC MAPORCODDIO! STUNF ARF ARF WOFF DIOCA PRRRRRFFFFF  PORCAMAD WOFF ARF PFFRRRRRF

L’idiota picchia la nuca sul comò e poi atterra di schiena su quel relitto di cane marcio, a cui gioverebbe tanto la proverbiale punturina del veterinario. Il cane ha un lieve sussulto, per quanto possa permetterselo, emette due abbai che sembrano più rantoli di agonia e poi caga sul posto imbrattando comò e tappeto.

Lo scemo intanto bestemmia e si dimena cerando di rialzarsi, completamente incurante del fatto che si stia smerdando il vestito.

L’odore della stanza invece non subisce grandi cambiamenti.

INTERLUDIO

Alla figlia abbiamo raccontato che il cane ha cagato da solo e che Christian, non essendosene accorto, si è sporcato cercando di recuperare una punta dell’avvitatore finita sotto al comò. Cionondimeno lui si è sporcato il vestito di merda e, pur avendogli dato una pulita con l’acqua, le macchie e la puzza sono ben presenti. In conseguenza di tutto ciò, abbiamo deciso una riorganizzazione del team di lavoro che a lui abbiamo spiegato con la semplice formula d’ora in poi, senza permesso, non ti farai nemmeno le seghe!

Detto questo, siamo fuori dalla chiesa. La messa è già cominciata.

Proprio nella stessa piazzetta della chiesa c’è un circolino e così decidiamo di andare a bere qualcosa, nell’attesa che finisca la funzione.

Io: Un caffè corretto al rum.
Leonardo: Un Vecchia Romagna.
Pasquale: Un vodka lemon.
Io: A quest’ora?
Pasquale: Oh, ammè mi ci va ora.
Christian: Un Negroni.
Io: See, ecco lui… il Negroni vuole.
Mbaye: Ragazzi, non dovresde bere algol. Dobbiamo lavorare.
Leonardo: Vabbè, un goccino.

Un goccino.

E insomma, parti con un caffè, poi un amarino, poi un grappino, poi non ricordo chi cazzo abbia dato il via alle danze, fatto sta che quella cazzo di messa non finisce mai e, dopo più di due ore, usciamo dal circolo sbronzi come alpini, giusto perchè ci chiama Mbaye che, scrupoloso, ha fatto dentro/fuori tutto il tempo per controllare a che punto fosse la funzione. Lui è sobrio, io e Leonardo ce la rigoverniamo decentemente, il terrone e lo scemo sono in condizioni pietose.

E dobbiamo caricarci la bara del ciccione sulle spalle.

ATTO IV

Fuori c’è una leggera finissima pioggerellina che, lentamente, inzuppa tutto. Abbiamo da fare pochi metri ma, viste le condizioni, non è un’impresa da poco. Dai movimenti della cassa sento bene che la premiata ditta Lo scemo & il terrone srl, messi in fondo, ondeggiano in modo preoccupante.

Leonardo: Pasquale, sai cosa sto pensando?
Pasquale: Eh?
Leonardo: No dico, la signora sulla sedia a rotelle…
Pasquale: Che?
Leonardo: E’ rimasta vedova.
Pasquale: E allor’?
Leonardo: Come allora? Sarebbe perfetta per te.
Pasquale: Ma vaffangul’!
Leonardo: Ma sì, pensaci! E’ abituata alla puzza, poi parla più o meno come te…
Io: Dai cazzo, non mi far ridere!
Mbaye: Ragazzi, sdade buoni.
Leonardo: Poi sai che pompini, senza dentiera?
Io: Mmmmpfh… cazzo, falla finita.
Leonardo: Pompini senza dentiera, col brodo caldo: la Spécialité de la Maison.
Io: Mmmmprrr… Basta, piglianculo maledetto! Non farmi ridere!
Pasquale: Oh, ammè mi scappa da pisciare!
Leonardo: Vai, pioggia dorata alla vecchia!
Pasquale: No digo sul serie! Devo pisciar’!
Mbaye: Dai, smeddede!

Ora, saprete benissimo che la risata è come la pressione. Più la contieni mentre sale e più, ad un certo punto, risulterà esplosiva. E sale da sola, visto che più sai di non dover ridere e più diventa difficile trattenersi. E soprattutto trattenere la risata a lungo fa male. Fisicamente proprio. Ti fa male la pancia, il collo, a volte anche la testa. E poi, cercando di controllare la risata, allenti il controllo sul resto. Cosa che può diventare un problema se hai un obeso morto su una spalla e svariati bicchieri in pancia.

Vi giuro, un’agonia! Il frocio maledetto non la smette di incalzare con battute e porcate di ogni tipo e il terrone continua a mugugnare lamentosamente che si sta per pisciare addosso. Io ho le lacrime agli occhi, i crampi alla pancia e sono pericolosamente al limite.

Arriviamo finalmente al luogo della fossa e qui, alla presenza dei parenti, in una manciata di secondi, si consuma il disastro.

Pasquale, nell’esatto momento in cui giungiamo sul posto, senza nemmeno avvisare, molla la sua posizione per correre a pisciare. Contemporaneamente, io, che sto ancora lottando per reprimere le risate, cercando di togliermi dalla mente le luride immagini evocate dal frocione, incontro il torvo sguardo di disapprovazione della vecchia. Ogni resistenza diventa futile e viene impetosamente travolta come i marmocchi della Hitlerjugend durante la presa di Berlino: esplodo a ridere.

Christian, sbilanciato dalla mancanza di Pasquale e dal cedimento mio, cade all’indietro. Mbaye e Leonardo riescono a salvare la bara, appoggiandola a terra in modo non troppo violento, ma il tossico crolla diretto nella fossa, accompagnando il volo con una squillante bestemmia.

Io ne approfitto: fingendo di volerlo aiutare, ci salto dentro anche io, nel bieco tentativo di nascondere il fatto che stia ridendo come un pazzo.

Ma non c’è pace in questo mondo infame.

Che cazzo fa quello? sento urlare.

Mi alzo fuori dalla fossa salendo sulla scaletta e vedo Pasquale che sta pisciando ad un albero, un po’ defilato dal gruppo, ma nel cimitero e visibile a tutti i presenti.

Come si accorge che la gente gli sta urlando contro, cerca penosamente di nascondersi dietro l’albero.

Io rido ancora. Senza più controllo.

E anche Leonardo.

Christian è seduto nella fossa e inveisce contro tutti i santi.

Mbaye invece è occupato a mantenersi professionale e scusarsi con i parenti incazzati.

EPILOGO

Alla resa dei conti con la ditta, io e Leonardo ne uscimmo più o meno puliti, negando ad oltranza ubriachezza, battutacce e risate.

Pasquale venne sbattuto fuori senza appello. Cercammo di difenderlo, per quanto possibile, ma quando ti fai vedere con il cazzo in mano in un cimitero, durante un funerale al quale ti trovi per lavoro, difficile trovare appigli. Adesso fa i panini in un luridissimo baracchino notturno di proprietà di un pakistano.

Buona parte delle colpe venne da noi scaricata su Christian che tanto non rischiava nulla, perché era considerato un handicappato e protetto dai servizi sociali. Infatti rimase a lavorare lì per un bel pezzo, anche se ben alla larga dal contatto con i clienti. Questo gli ha consentito di poter meglio finanziare i suoi vizi e adesso è ancora più menomato.

Mbaye invece non venne nemmeno interrogato, probabilmente perchè al di sopra di ogni sospetto. Tempo dopo aprì una ditta di pulizie insieme a dei nigeriani che lo truffarono, gli rubarono tutto e sparirono lasciandolo senza un soldo.

La morale di tutta questa storia è che anche se sei negro non devi mai fidarti dei negri. O almeno è così che conclude Leonardo quando la racconta.

19 Commenti

  1. Catarro Neoplatonico
    Postato il 8 Maggio 2017 alle ore 09:49 | Link diretto

    Leonardo è il mio nuovo maestro di vita.

  2. Kleist
    Postato il 8 Maggio 2017 alle ore 10:54 | Link diretto

    Prosa che farebbe invidia ai migliori scrittori, oscenità, battute sui cadaveri, un terrone, un negro e un tossico.
    Cosa si può chiedere di più?

  3. Clem Momigliano
    Postato il 9 Maggio 2017 alle ore 00:39 | Link diretto

    Lei trascura il frogione, caro coso.

  4. Postato il 8 Maggio 2017 alle ore 11:58 | Link diretto

    L’autore di questo pezzo e’ il nuovo Bukowski, sempre che non abbia copiato tutto.

  5. Gedeone
    Postato il 8 Maggio 2017 alle ore 12:22 | Link diretto

    Vogliamo lo spin off con Pasquale e Christian.

  6. Postato il 8 Maggio 2017 alle ore 16:21 | Link diretto

    Grandi risate e una piccola imbrattata alle mutande che non guasta mai.

  7. Vanni Fucci
    Postato il 8 Maggio 2017 alle ore 19:52 | Link diretto

    Siete dei geni, sto ancora ridendo

  8. Anacleto
    Postato il 8 Maggio 2017 alle ore 20:30 | Link diretto

    Risate, porcoddio!
    Tante risate!

  9. Smegma Araldico
    Postato il 11 Maggio 2017 alle ore 12:06 | Link diretto

    Sarebbe stato carino un bukkake sulla vecchia tetraplegica.

  10. Unto
    Postato il 12 Maggio 2017 alle ore 21:21 | Link diretto

    A casa o durante il funerale?

  11. Smegma Araldico
    Postato il 12 Maggio 2017 alle ore 22:27 | Link diretto

    A casa, intimità.

  12. Anonimo
    Postato il 13 Maggio 2017 alle ore 09:09 | Link diretto

    Bellissimo!

  13. Stupracapre
    Postato il 30 Luglio 2017 alle ore 19:17 | Link diretto

    Stavo bevendo dell’estathè quando sono arrivato alla scena della vecchia sulla porta.
    Non è finita bene.

  14. Postato il 16 Agosto 2017 alle ore 21:15 | Link diretto

    Ma il cazzotti di Pasquale era sano?
    Qualcuno ha visto?

  15. Rasoio il pesista
    Postato il 22 Settembre 2017 alle ore 03:37 | Link diretto

    Io una volta mi sono scopato una rumena quarantacinquenne che di lavoro vestiva i morti nella camera mortuaria di notte.

    Mi ricordo due cose di quella sera

    1. mentre bevevamo a un certo punto si annusa le mani e, credendolo divertente, mi dice, ridendo da sola, che le puzzano ancora di formaldeide.

    2. A fine di una serata passata a sbronzarmi a birra in compagnia di altra feccia slava, quando ormai voglio solamente salire in macchina e andarmene, felice per non essere stato accoltellato e con il cazzo più moscio di mezzo chilo di big babol masticato, mi fa “dai, andiamo nel parcheggio e scopami. Però fai veloce che tra mezz’ora devo essere a lavoro: mi è arrivato un messaggio e c’è un morto da vestire”.

    La scopai e poi, mentre la portavo a casa guidando, cancellai numero, bloccai WhatsApp e contatto facebook.

    Ora, a distanza di anni, ricordo quella serata con grande ilarità

  16. Stupracapre
    Postato il 23 Settembre 2017 alle ore 15:29 | Link diretto

    Rasoio ha le carte in regola per essere un vero Laydo.

  17. Gotto d'Oro
    Postato il 14 Novembre 2017 alle ore 12:52 | Link diretto

    Tempo fa, io e un mio amico siamo andati nella chiesa qui vicino, prima della messa, quando ancora non c’era nessuno.
    Lui si è masturbato velocemente e ha sborrato nell’acqua santa. Poi abbiamo aspettato che cominciasse la messa.
    La gente entrava e si bagnava le dita nell’acqua santa piena della sua sborra, per farsi il segno della croce.
    Ad una vecchia addirittura abbiamo visto proprio il filo di sborra dalla sua mano alla fronte.
    QUANTE RISATE!

  18. Phazyo
    Postato il 10 Gennaio 2018 alle ore 12:48 | Link diretto

    RAGAZZI, C’È PER CASO DADO, QUELLO DI “DADO CANTA LA NOTIZIA”?

    ECCO, DADO, VORREI RACCONTARTI UNA STORIA, UNA STORIA CHE TI POTREBBE SERVIRE: È LA STORIA DI ALCIDE, IL CANE DI MIO NONNO.

    MIO NONNO LO AVEVA CHIAMATO COSÃŒ IN ONORE DELL’ALLORA SEGRETARIO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA.

    ALCIDE ERA UN PASTORE TEDESCO, UN BUON CANE, MA DA PICCOLO ERA STATO COLPITO DAL CIMURRO E NE ERA ESITATA UNA PARESI DEGLI ORGANI FONATORI: OGNI VOLTA CHE PROVAVA AD ABBAIARE, ANCHE CON INTENTO FESTOSO, GLI USCIVA SOLTANTO UN CIGOLIO SINISTRO.

    MIO NONNO ALL’INIZIO DECISE DI NON FARCI TROPPO CASO PERCHÉ -POVERINO- NON ERA MICA COLPA SUA.

    POI LA COSA COMINCIÃ’ A FARSI PESANTE, SPECIE QUANDO C’ERANO OSPITI: UNA SERA CHE MIO NONNO STAVA GIOCANDO A BRISCOLA CON GLI AMICI GLI CAPITÃ’ DI PERDERE, E DI PERDERE FORTE.

    MIO NONNO NON PERDEVA MAI.

    ATTRIBUÌ LA SUA SCONFITTA AL FASTIDIOSO CIGOLÌO DI ALCIDE, CHE LO AVEVA DISTRATTO PER TUTTA LA PARTITA.

    MASSACRÃ’ IL POVERO CANE A BADILATE, ROMPEDOGLI LE VERTEBRE DORSALI IN DIVERSI PUNTI. POI, VISTO CHE ERA UNO DI QUEI VECCHI DI UNA VOLTA CHE SI ARRAPANO FACILMENTE, LO SCOPÃ’ NELL’ANO.

    DA QUEL MOMENTO ALCIDE NON FECE PIÙ RUMORE, E PER UN PO’ LE COSE ANDARONO BENE.

    POI UN GIORNO A CASA DI MIO NONNO VENNERO A RUBARE I RUMENI. ALL’EPOCA NON C’ERANO ALLARMI AUTOMATICI O VIDEOCAMERE O ZAVAGLI DI QUEL GENERE: LA GENTE SI AFFIDAVA AI CANI PER PROTEGGERE I PROPRI AVERI.

    ALCIDE, MOLTO PAVLOVIANAMENTE, RIMASE IN ASSOLUTO SILENZIO MENTRE I RUMENI SVALIGIAVANO LA CASA E PERSINO QUANDO, INSODDISFATTI DEL BOTTINO, ABUSARONO SESSUALMENTE DI LUI.

    IL MATTINO DOPO MIO NONNO SI SVEGLIÃ’, E SI RESE SUBITO CONTO DI CIÃ’ CHE ERA ACCADUTO.

    VI SONO VERSIONI CONTRASTANTI SU CIO’ CHE SUCCESSE IN SEGUITO: L’UNICA COSA CERTA È CHE, NELL’INTERVENTO CHIRURGICO PER RIMUOVERE LA RONCOLA DAL CRANIO DI ALCIDE, IL POVERO CANE PERSE DEFINITIVAMENTE L’USO DELL’OCCHIO DESTRO.

    VORREI SPECIFICARE, CARO DADO, CHE A QUESTO PUNTO DELLA STORIA IL RETTO DI ALCIDE ERA STATO VIOLENTATO COSÌ TANTE VOLTE E CON UNA TALE FEROCIA DA RISULTARE ORMAI INSERVIBILE, PER CUI AL CANE ERA STATA FATTA UNA COLOSTOMIA E ORA CAGAVA DENTRO UN SACCHETTO.

    INCREDIBILMENTE, IL CERVELLO DI ALCIDE, PUR DEVASTATO DAL CIMURRO E DAI CONTINUI ABUSI, COMPRESE DOVE AVEVA SBAGLIATO.

    IN SEGUITO VI FURONO ALTRI DUE TENTATIVI DI FURTO IN CASA DI MIO NONNO, E IN TALI OCCASIONI ALCIDE AGÌ PRONTAMENTE, AZZANNANDO I LADRI E PROVOCANDONE LA FUGA.

    MIO NONNO NE FU MOLTO SODDISFATTO, E RICOMPENSÃ’ IL VECCHIO CANE SCOPANDOGLI NUOVAMENTE L’ANO.

    PURTROPPO PERÃ’, ALCIDE NON AVEVA ANCORA IMPARATO A REGOLARSI.

    UNA SERA MIO NONNO STAVA ASPETTANDO UN COLONNELLO DELLA FINANZA PER METTERSI D’ACCORDO DA GENTILUOMINI SU ALCUNE IRREGOLARITÀ MINORI.

    QUELLA SERA, APPENA IL COLONNELLO ENTRÃ’ NEL CORTILE, ALCIDE GLI CORSE INCONTRO E GLI AZZANNÃ’ UN POLPACCIO, E MIO NONNO RICEVETTE UNA CONDANNA PER EVASIONE FISCALE, PECULATO E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATA ALLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA.

    FINÃŒ IN PRIGIONE PER DIECI ANNI: QUANDO TORNÃ’ A CASA TROVÃ’ ALCIDE CHE LO ASPETTAVA SCODINZOLANDO FESTOSO SULL’USCIO.

    VEDI, DADO, IL PAESINO DI MIO NONNO ERA UN POSTO DI GENTE SEMPLICE, PER BENE.

    QUANDO VIDERO QUELLA “COSA” SCUOIATA VIVA E CROCIFISSA A TESTA IN GIÙ NELLE FIAMME SUL PIAZZALE DELLA CHIESA, ALL’INIZIO NEANCHE CAPIRONO CHE SI TRATTAVA DI UN CANE.

    ECCO, DADO, VOLEVO DIRTI QUESTO:

    CHE TU MI RICORDI QUEL CANE.

    QUEL VECCHIO, SIMPATICO, MATTO CANE.

  19. Gatto Silvestro
    Postato il 6 Giugno 2018 alle ore 14:54 | Link diretto

    Vogliamo gli spin off dei personaggi, accidenti al vostro dio maledetto!

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