Il razzismo. Quello bello!

Sezione: Disagio urbano

E’ una gelida sera invernale.

Io e l’amico Crauto ci aggiriamo svogliatamente e improduttivamente per il centro di Firenze, sorseggiando due birre in plastica, in quel malinconico stato mentale di quando non sei uscito perché avevi voglia di uscire ma perché non avevi voglia di stare in casa.

Le strade sono quasi deserte, giacché il glaciale vento che serpeggia per i vicoli fiorentini ha contribuito ad annientare la già parca movida del lunedì sera. In piazza Santa Croce sono assenti persino gli spacciatori.

Il caso vuole che il nostro ramingo e pigro peregrinare ci conduca di fronte ad uno storico locale ormai in decadenza. In passato è stato un nome di punta nelle notti fiorentine ma oggi ciò che resta degli antichi fasti è un lercio cacatoio sito in una delle peggiori e malfrequentate vie del centro, gestito da uno staff improvvisato e quasi completamente privo di una clientela abituale, fatta eccezione per qualche spurgo sociale a scelta tra tra tossici, spacciatori, albanesi o magrebini in cerca di brighe e disagiati vari.

Normalmente lo eviteremmo come il banchino di quegli stronzi che ti chiedono la firma contro la droga, ma il fato vuole che questa sera sia evidentemente strapieno, che il resto della città sia deserto e che ciò attiri inevitabilmente la nostra curiosità.

Come ci avviciniamo all’ingresso, ci si para davanti un buttafuori: un energumeno africano di due metri che mugugna suoni gutturali.

Bantù: Dove vai?
Io: Bè… dentro?
Bantù: No no… non si buò.
Crauto: Forse vuole delle perline colorate…
Bantù: Ghe berline?
Io: No no, nulla. Ma perché non si può entrare?
Bantù: Fai vedere libreddo.
Crauto: Il libretto?
Io: Vorrà vedere se hai fatto la revisione al cazzo prima di portarlo in mezzo a questo puttanaio.
Bantù: Libreddo di università. Stasera solo università.

Cazzo, una serata universitaria…

Sbircio dentro. Effettivamente il locale è pieno di ragazzi tra i 20 e i 25 anni.

Crauto: Bè? Noi siamo professori.
Bantù: No no, serata di studenti.
Crauto: Siamo tutti studenti. Non si finisce mai di imparare.

Mentre Crauto si ostina a discutere col tanghero, che sta evidentemente valutando se scannarlo con un machete o farlo divorare dalle formiche rosse, i mie occhi incrociano quelli di un tipo che conosco. E’ un organizzatore della serata, mi riconosce e mi raggiunge sulla porta.

“Tranquillo Boba. Falli passare.”

Scambio di convenevoli per poi congedarci da lui e dal subsahariano che Crauto saluta con un “Grazie Amin Dada, ci si becca…”.

Il locale esplode di ragazzi sbronzi e sudati in maglietta. C’è un caldo asfissiante, un’umidità da risaia birmana e i muri grondano di sudore condensato e polvere mai pulita che si rapprende in immondi grumi nerastri. Il pavimento è scivoloso di fluidi sulla cui composizione è meglio non indagare.

Nella sala principale rimbomba una merda hip hop che la marmaglia sembra apprezzare, dimenandosi con impegno come scimmie spastiche.

Sgomitiamo con arroganza, guadagnamo il banco e ordiniamo da bere. La bottiglieria fa già capire il livello: ogni distillato utile per i cocktail più richiesti è presente in versione brodaglia da discount, con mal di testa e nausea garantiti per tutto il giorno dopo. I drink più gettonati sono già pronti in alcune stagne di plastica da versare direttamente nei bicchieri. Il fatto che lo staff non si preoccupi nemmeno di farlo di nascosto è chiaro indice del livello della serata.

Prendiamo due birre in bottiglia di una marca mai sentita. Bevibili ma soprattutto sigillate.

“Andiamo di sotto!” dice Crauto dirigendosi verso le scale che che portano alla saletta sotterranea, guardandosi intorno con uno sguardo che ben conosco.

Dovete sapere che il buon Crauto ha due superpoteri. Uno, riuscire con un’occhiata ad individuare il più scemo in mezzo a mille sconosciuti. Due, la straordinaria capacità di creare disagi e rogne a partire dal nulla, per i motivi più futili e abietti.

Il piano di sotto è leggermente meno affollato, ma il caldo, l’umidità e la martellante musica techno la rendono gradevole quanto una concimaia sotto il sole di luglio.

“Vado un attimo al cesso” dico.
“Sì sì. Io intanto procedo ad una prima perlustrazione” risponde Crauto senza guardarmi, con l’aria di quello che sta per dedicarsi ad un incarico importante e di grande responsabilità.

Entro nel corridoietto dei bagni e da sinistra, spuntando all’improvviso fuori da un cesso, come nelle più stereotipate scene dei film con gli zombie, mi arriva addosso un ragazzo rantolante che si regge in piedi a malapena e si aggrappa alla mia giacca per non cadere. Lo afferro per la maglietta e lo scaravento indietro. Il relitto, senza opporre alcuna resistenza, rovina sulla tazza e poi per terra, mugugnando qualche confusa offesa mentre i suoi vestiti succhiano avidamente gli immondi fluidi che allagano il pavimento.

Che schifo!

La puzza è acre e asfissiante. Mi chiedo a quale criminale di guerra possa venire in mente di piastrellare di cotto non smaltato il pavimento del cesso di una discoteca, costantemente irrigato da urina e vomito, nella migliore delle ipotesi.

Piscio, mi lavo le mani, mi sciacquo la faccia, mi bagno un po’ i capelli e, guardandomi allo specchio, mi chiedo cosa sto a fare in quel letamaio. Il coglione di prima si sta ancora dibattendo sul pavimento fradicio, in un penoso agonizzante tentativo di alzarsi, come uno scarafaggio girato sulla schiena. Continua ad offendermi. Rido ed esco.

Trovo Crauto intendo a parlare col suo nuovo amico: una ragazzo sui 25 anni, occhiali di plastica nera, rasta fino a metà schiena e maglietta degli Arctic Monkeys. Mi avvicino chiedendomi se mi facciano più schifo i dreads o gli Arctic Monkeys.

Crauto: …perchè alla fine la gente deve capire che il razzismo non soltanto è giusto, ma è addirittura necessario! Per esempio, io e il mio amico siamo comunisti e razzisti.
Babbeo coi rasta: No… aspetta… che cazzo stai dicendo? Voi due siete comunisti, ma razzisti?
Crauto: No no, mio caro. Non hai capito. Noi siamo comunisti E PERTANTO siamo razzisti.
B.c.r.: Cazzate, i comunisti non sono razzisti!
Crauto: E’ quello che la sinistraccia arcobaleno ti ha fatto credere.
Io: Ti spiego. Noi crediamo in sistema fondato sul lavoro, sull’utilità sociale e sulla collaborazione di tutti ad una società migliore e più equa. Ci sei?
B.c.r.: Sì, anche io, ma…
Io: Ed è evidente che ci siano alcune popolazioni, per non dire razze, ben poco avvezze alla cultura del lavoro e alla pianificazione di opere a lungo termine che possano portare a progresso e benessere e, in generale, a comportamenti di utilità sociale. Guarda in Africa. Il massimo livello di civiltà è stato raggiunto durante il colonialismo.
B.c.r.: Ma che cazzo dici? Noi li abbiamo sfruttati e continuiamo a farlo!
Io: Mica sto difendendo il colonialismo, ci mancherebbe! Ma, se fosse per loro, tutte le risorse che andiamo ad estrarre in Africa, sarebbero ancora sotto terra.
B.c.r.: Loro muoiono di fame perchè noi avveleniamo le loro terre e non ci cresce nulla.
Io: Veramente nei terreni comprati dai cinesi, dove gli africani non sono mai stati in grado di far crescere nemmeno un tubero, adesso ci sono enormi frutteti.
Crauto: Dalla fine del colonialismo, non sono non sono riusciti a fare un passo avanti, ma ne hanno fatti tre o quattro indietro.
Io: L’altro giorno ho letto di una Onlus italiana che raccoglie fondi per andare in Africa a insegnare alla gente del posto a scavare i pozzi. Cazzo, l’uomo scava pozzi dal Neolitico e noi nel ventunesimo secolo dobbiamo andare in Africa a spiegare loro come si fa? Vedi un po’ te.
B.c.r.: Ma voi generalizzate. E poi non esistono le razze!
Io: Tu cosa pensi della Costituzione Italiana?
B.c.r.: E’ la base della nostra democrazia, nata dall’antifascismo.
Io: Giusto. Perfetto. Sicuramente l’avrai letta e saprai che riconosce esplicitamente l’esistenza delle razze. Articolo 3.

…silenzio…

Crauto: Comunque pensa a cosa hanno fatto e costruito nei secoli i Romani, i Greci, i Persiani, gli Egizi, i Cinesi o le varie popolazioni precolombiane. E cosa hanno fatto invece in Africa Nera a parte qualche baracca di frasche, fango e merda?
B.c.r.: Ma cosa c’entra? Voi… voi…
Io: Te lo dico io cosa c’entra. Poche persone su spazi enormi, clima favorevole e cibo che cresce da solo spontaneamente per tutti. Nessun bisogno che aguzza l’ingegno. Sono rimasti fermi alla caverna e al cercare cibo a giro quando hanno fame.
B.c.r.: State parlando di quelle persone come se fossero scimmie!
Io: Esattamente come ne parlava Marx.

…silenzio…

B.c.r.: Vabbè, comunque io non sono comunista. Io sono anarchico!
Io: Quindi sei capitalista.
B.c.r.: Ma cosa? No! Sono anarchico!
Io: Appunto. In assenza di Stato e di leggi, vale automaticamente la legge del più forte. Cioè quella del grande capitale.
B.c.r.: L’anarchia è un’altra cosa. Ora devo andare…

Il babbaleo batte in ritirata, evidentemente confuso.

“Quella di Marx e delle scimmie non l’avevo mai sentita!” dice Crauto. “Nemmeno io…” rispondo sgignazzando.

La fauna in sala è una vetta di miseria esistenziale. In una sola veloce panoramica individuo innumerevoli archetipi di individui detestabili quanto il buffering nei porno mentre stai per venire. Si va dalla cenciosa fricchettona da estate salentina e vino nella bottiglia di plastica, passando per il wannabe ammeriganboy col merdoso cappellino a visiera piatta e mano bloccata su un perenne hang loose, per arrivare all’hipster con bretelle, barba abramitica e baffetti rigirati alla Dalì.

“Saliamo a fumare” dice Crauto.

Come usciamo dal grande portone che dà sulla strada, mentre ci stiamo accendendo una sigaretta in piedi sul marciapiede, come folgore dal cielo, ci piomba addosso il bantù di prima.

Boba: No no. No vedro fuori!
Io: Che?
Boba: Non buoi usgire gon boddiglia di vedro.
Io: Ok.

Faccio mezzo passo di lato e varco il confine tra marciapiede e ingresso del locale.

Boba: Gui non buoi fumare. Fumare fuori.
Io: Mi prendi per il culo?
Boba: Non si buó fumare dendro.
Io: Allora guarda, sto a metà. Un piede di qua e uno di là. La birra sta dentro e la sigaretta sta fuori. Da quando siete così ligi al rispetto dei confini?
Crauto: Ma al piano di sotto è pieno di gente che fuma al chiuso, e non solo sigarette, e tu vieni a rompere i coglioni a noi che fumiamo sulla porta?
Boba: Ghi fuma dendro?
Io: Guarda, non abbiamo chiesto le generalità, ma se vuoi ti possiamo tracciare degli identikit.

Lo zelante ral8019 ci smolla sull’uscio e si precipita a riportare l’ordine colà ove albergano il caos e la malvagità.

Fumiamo in tranquillità, contemplando ubriachi in maglietta collassati sul marciapiede opposto, devastati da pessimo alcol e dallo sbalzo termico tra dentro e fuori.

Quando lo scuro vigilante torna dalla sua eroica missione nelle rovine di Moria, ci trova con la sigaretta in mano e ci viene incontro a muso duro, ma Crauto lo anticipa.

Crauto: Ma che gli hai fatto al rintronato coi rasta?
Boba: Berghè? Ghi è? Ghe faddo io?
Crauto: Bah… c’è un tipo incazzato a morte con te che diceva roba del tipo “africano di merda”, “gli rompo il culo a quello sporco negro alla porta” e roba simile. Mi sembra anche strafatto.
Io: Che schifo! Sarà uno di quei fasci in incognito che si vestono da fricchettoni e comprano la droga dagli spacciatori nigeriani ma poi votano Forza Nuova.

Il buon Boba sbotta.

Boba: Ghi è guello sdronzo? Dov’è guel razzisda di merda?
Crauto: Boh. Prima era giù. E’ un ragazzo sui 25 anni, con gli occhiali, i rasta e la maglietta di un gruppo.

Lui se ne va, schizzando via come una furia, alla ricerca del pericoloso xenofobo seminatore d’odio, abbandonando il suo importante e fondamentale presidio di salvaguardia della sicurezza nazionale.

Crauto: Che dici, ce ne andiamo?
Io: Naaa…

Tempo cinque minuti, il nostro vigilante in nero viene ricondotto all’ingresso da un organizzatore, che gli spiega in malo modo che non deve lasciare la porta incustodita, che il suo posto è lì e che della sicurezza interna se ne occupano altre persone. Lui obbedisce, ma ribolle dentro.

Si muove nervosamente a scatti, si dà pugni nei palmi delle mani e pesticcia sul posto avanti e indietro, reprimendo visibilmente tanta rabbia e odio che basterebbero per tre o quattro pulizie etniche tra Congo e Ruanda.

Passa qualche altro minuto.

Crauto: Altra birra?
Io: No. Fermo lì. E girati.

In quel preciso istante, l’ignaro rastamunito risale dalle scale, avviandosi verso l’uscita presidiata dal furibondo subsahariano assetato di sangue, ridacchiando stupidamente come da corretto mix di alcol e THC.

E, sempre ridacchiando, si avvia verso l’uscita, passando davanti al nostro amico Boba e salutandolo.

Poi tutto precipita.

Boba scatta verso di lui, come un pitone su una capretta,  lo afferra per la maglia e lo sbatte ripetutamente e violentemente contro il muro urlandogli in faccia roba tipo RAZZISTA, GAROGNA, MERDA, DI SBAGGO FAGGIA, FIGLIO DI BUDDANA, DIMMELO IN FAGGIA GHE SONO UN NEGRO DI MERDA, etc… Il tutto ovviamente di fronte a tutti.

Come può ragionevolmente reagire un persona aggredita di punto in bianco da uno sconosciuto, per motivi a lui ignoti?

Di certo non come il nostro eroe coi rasta che, di tutto ciò che avrebbe potuto fare, fa la cosa più sbagliata.

Piagnucolando, si scusa.

B.c.r.: No aspetta, scusami… cioè… io ti rispetto! Scusa!
Boba: NON MI BRENDERE BER IL GULO! DIMMELO IN FAGGIA!
B.c.r.: Ma io non l’ho detto! Io rispetto i ne… cioè le persone di colo… insomma… gli afric…
Boba: SEI UN VIGLIAGGO! SENZA BALLE!

Il caro Boba continua ad urlare e a sbatterlo contro il muro e lo scemo continua, senza rendersene conto, a dire cose che confermano ciò di cui viene accusato. Intorno si sta creando un capannello di persone, peraltro fastidioso, perchè ci occulta un po’ la visuale.

Tra le varie persone si fa avanti una ragazza, che evidentemente conosce il ragazzo.

B.c.r.: Diglielo! Diglielo te che non l’ho detto.
Tipa: Ma cosa?
B.c.r.: Che lui è… cioè… cose razziste!
Boba: DU SEI MERDA! VIGLIAGGO!

La ragazza prova a mettersi nel mezzo ma viene spinta malamente dallo scuro furioso. Gli animi si scaldano anche tra i presenti e arrivano anche due organizzatori e altri due della sicurezza.

I due vengono divisi: Boba continua ad urlare e minacciare mentre il rasta si allontana timoroso, continuando penosamente a scusarsi come solo un colpevole colto con le mani nel sacco può fare.

E’ l’ora delle spiegazioni e inevitabilmente, quasi subito, Baba ci addita dicendo “Me l’hanno deddo loro!”

Noi fingiamo di non capire, producendoci nella nostra migliora faccia sorpresa da finti tonti.

Organizzatore: Ragazzi, ma che gli avete detto?
Crauto: In che senso?
Organizzatore: Dice che gli avete detto che il ragazzo l’ha offeso.
Io: Ah, ma l’ha picchiato per quello? Ma non è mica lui.
Boba: SI, VOI AVETE DEDDO CHE ERA LUI!
Io: Ma anche no! Noi ti abbiamo descritto sommariamente un tipo che gli poteva somigliare ma che non è lui.
Boba: VOI AVEDE DEDDO RASDA E OGGHIALI!
Io: Sì, ma non lui! E che cazzo… ti metti a picchiare qualcuno che somiglia alla descrizione, senza assicurarti che sia lui e la colpa sarebbe nostra?
Crauto: Se non ti dicevamo che aveva i rasta, che cazzo facevi? Picchiavi il primo con gli occhiali che ti passava davanti?
Organizzatore: Vabbè ragazzi, ho capito. Grazie.

Per quanto ne sappiamo, sia il buon Boba che il cencione coi rasta non hanno più messo piede in quel locale.

A Crauto piace sottolineare il valore sociale della sua bravata, giacché, secondo lui, grazie al suo intervento, Boba ha perso un lavoro per il quale non aveva le necessarie qualità di freddezza e autocontrollo mentre il tontolone coi rasta ha ricevuto una grande lezione di vita sul concetto di tolleranza e integrazione.

Io non mi sento di smentirlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9 Commenti

  1. Dio Gorpe
    Postato il 11 Luglio 2019 alle ore 13:09 | Link diretto

    Era l’ora, accidenti alla madonnina santa!
    Quasi due anni dall’ultimo articolo, maledetti fancazzisti!

  2. Postato il 11 Luglio 2019 alle ore 13:12 | Link diretto

    Mi permetto di disentire col Crauto: un buttafuori è richiesto che sia fisicamente possente, adatto a lavori di fatica e con un basso quoziente intellettivo, nonché con una certa propensione all’essere comandato a bacchetta. Il negro medio è perfetto allo scopo.

  3. Martin Pescatore
    Postato il 11 Luglio 2019 alle ore 15:06 | Link diretto

    Grazie, diocane, non ci speravo più.
    Adesso la mia giornata è migliore.

  4. Culograsso
    Postato il 11 Luglio 2019 alle ore 16:15 | Link diretto

    Voglio sapere la marca della birra

  5. Dodó Sodomita
    Postato il 11 Luglio 2019 alle ore 20:59 | Link diretto

    Ogni tanto ce n’é uno che lavora e voi lo fate pure licenziare…

  6. Postato il 11 Luglio 2019 alle ore 22:52 | Link diretto

    Solito capolavoro, grazie, pigri del cazzo…

  7. Postato il 12 Luglio 2019 alle ore 12:15 | Link diretto

    Grazie di tutto Crauto!

  8. Lurydo
    Postato il 14 Luglio 2019 alle ore 23:08 | Link diretto

    Finalmente! Ad agosto toccavamo i due anni di coma!
    Però sono d’accordo con Inculo I Cani Morti: i buttafuori devono essere degli armadi pronti al pestaggio senza preoccuparsi delle conseguenze legali delle proprie azioni, quindi direi che il buon Boba era perfetto per lo scopo.

  9. Pampurio
    Postato il 14 Agosto 2019 alle ore 22:46 | Link diretto

    Bentornati, miei Laydi spacciatori di disagio!
    Da (ex) fiorentino mi sento chiamato in causa e sto cercando di ricordare tutti i posti dai quali sono uscito sui gomiti per capire dove sia sia consumata questa farsa.
    Purtroppo oltre che marci eravamo anche pezzenti e oltre Santa Croce (mi chiedo se Ignazio lo spaccino sia ancora vivo) non ci spingevamo.

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