
Ho passato il pomeriggio dell’ 11/11/11 mollemente sbracato sul sofà del mio salotto, dando indolenti boccate ad una ininterrotta serie di sigarette e cercando, con malcelata noia, di dimostrarmi interessato all’apologia che la madre del Gabbo mi stava facendo del suo bravo figliuolo. Dopo un pistolotto di un’ora con cui aveva cercato di convincermi a farmi una famiglia. Tutto questo mentre io fantasticavo su Gheddafi che limona duro col papa, tastandogli il culaccio grinzoso.
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-Il mio povero bambino… ucciso da un pazzo assetato di sangue…
-Su… fatti forza, madre del Gabbo. Nonostante mi rivolga a te, appellandoti in modo generico e impersonale, principalmente perchè non ho la benchè minima idea di come cazzo ti chiami, posso assicurarti che ti capisco e ti comprendo con tutto il cuore. Uno dei miei cinque bambini è venuto a mancare proprio sette giorni fa.
-Ma Jacopo, tu non hai bambini.
-Hai guardato in cantina?.
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Oggi parliamo di svantaggiati.





